«Mai a lezione per 3 anni»: il prof Saggini sotto accusa

2 Luglio 2021

Scatta il maxi sequestro. «Diceva di stare in ateneo ma era a Roma e Padova» 

CHIETI. «Raoul Saggini ha eluso i propri obblighi di docente, disertando l’ateneo e disinteressandosi del tutto degli studenti per ben tre anni accademici». È racchiuso in questa frase del sostituto procuratore Giuseppe Falasca il fulcro dell’inchiesta sfociata, ieri mattina, nel sequestro preventivo di 132.771,85 euro nei confronti di Saggini, 68 anni, professore ordinario dell’università d’Annunzio per il settore “Medicina fisica e riabilitativa”, accusato di truffa aggravata e falso: tutto ruota intorno al mancato svolgimento di 271 ore di lezioni frontali. Il provvedimento è stato firmato dal giudice Luca De Ninis dopo le indagini dei finanzieri della sezione di polizia giudiziaria della procura di Chieti. Il tribunale ha rideterminato la somma, quasi quintuplicandola rispetto a quella di 27.945,84 euro richiesta dal pm, perché «la funzione didattica è andata deserta nella sua globalità e pertanto pregiudicata nella sua interezza». L’imputato, difeso dagli avvocati Italo Colaneri e Pierfrancesco Zecca, respinge tutte le accuse.
L’INCHIESTA Secondo la ricostruzione del pm, Saggini, docente con contratto a tempo definito, «in concomitanza con l’impegno didattico svolgeva anche l’attività professionale come direttore sanitario in seno alla Cooperativa Fisioabruzzo 2013, ente di diritto privato che si avvaleva del supporto del Centro universitario di medicina sportiva e riabilitativa dell’università d’ Annunzio (Cums), in virtù del bando con il quale l’ateneo aveva affidato all’ente la somministrazione ai pazienti delle terapie riabilitative». Per l’accusa, le indagini relative al triennio 2016-2019 hanno evidenziato «una serie di irregolarità quanto alla presenza in facoltà dell’indagato e all’assolvimento puntuale degli obblighi di docente».
LE LEZIONI Più nel dettaglio: per quanto riguarda i corsi di laurea in Medicina e chirurgia e fisioterapia, per gli anni accademici 2016-2017 e 2017-18, le lezioni sulle materie d’insegnamento «erano interamente tenute da “cultori della materia” e, in alcuni casi, da specializzandi: ciò in aperta violazione del dovere di erogare personalmente l’attività didattica. Al fine di rendere chiara l’evidenza del fenomeno, basti porre attenzione al fatto che la cattedra di Saggini poteva vantare un numero esorbitante di cultori della materia da egli stesso prescelti: sette ne erano stati nominati per l’anno accademico 2016-17, dodici per il 2017-18 e ben quattordici per il 2018-19. Tale pletora di collaboratori della cattedra di Fisioterapia, sia pure per insegnamenti diversi e parcellizzati, costituiva un’anomalia isolata dell’ateneo. Infatti, gli altri docenti avevano nominato ed erano coadiuvati da uno o – al più – due cultori della materia».
REGISTRO FALSIFICATO Gli investigatori hanno accertato che «il professore, nel periodo dicembre 2018-luglio 2019, ha falsamente attestato sul registro delle attività didattiche di aver svolto esami, ricevimento studenti, lezioni ed esercitazioni, attività in realtà mai fatte». Dalla lettura del registro emerge in più occasioni la dicitura «esercitazioni mutuate Cums». Secondo il giudice De Ninis, queste attività – come è stato possibile verificare prendendo informazioni dai collaboratori del docente e dagli studenti – non corrispondono «affatto ad attività didattiche, bensì solo a visite eseguite dal docente quale libero professionista, magari avvalendosi dell’aiuto di uno o più studenti per raccogliere le anamnesi dei pazienti, ma senza alcuna strutturazione delle attività in termini di laboratori didattici. Nessuna di esse, quindi, può valere come lezione frontale».
LE CELLE TELEFONICHE Dall’analisi delle celle telefoniche risulta che Saggini «era in luoghi lontani dall’ateneo in concomitanza con gli orari dell’attività didattica da lui stesso attestata nel registro». Qualche esempio? Nel periodo tra il 17 dicembre del 2018 e il 12 febbraio dell’anno successivo, su 44 ore delle «famigerate “Esercitazioni mutuate Cums”, in ben 23 occasioni l’imputato si trovava in località incompatibili con la sua presenza a Chieti», come Roma, Napoli e Padova. Ecco perché il giudice parla di «omissione quasi totale dei compiti didattici» da parte di Saggini.
L’ALTRA CONTESTAZIONE «Le false attestazioni», è la tesi del pm Falasca, «non erano fini a se stesse ma costituivano il presupposto per le valutazioni di professionalità e gli avanzamenti in carriera in seno all’università». Attraverso «mendaci dichiarazioni», si legge ancora sulle carte dell’inchiesta, Saggini è accusato di aver ottenuto scatti stipendiali. Ieri mattina, dunque, il sequestro è stato eseguito dai militari del nucleo di polizia economico-finanziaria e della sezione di polizia giudiziaria della procura.
LA DIFESA Per l'avvocato Zecca, uno dei difensori di Saggini, «l’azione di sequestro è priva di qualsiasi fondamento fattuale», considerato che il Tar e il Consiglio di Stato si sono già pronunciati a favore del docente. A questo proposito il legale fa notare che «l’esistenza dei presupposti alla base del sequestro è stata esclusa dal pregresso provvedimento giurisdizionale definitivo che ha annullato il procedimento disciplinare dell’ateneo» nei confronti di Saggini. Di parere opposto il pm che, oltre al sequestro, ha già chiesto il processo per il docente: l’udienza è in programma il 20 luglio.
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