Mamma morta, lunedì c’è l’autopsia Un testimone: mi chiedevano aiuto

VILLAMAGNA. Il primo passo dell’inchiesta ci sarà lunedì mattina, quando nell’obitorio dell’ospedale di Chieti sarà eseguita l’autopsia di Stefania Di Michele, la mamma di 40 anni che ha perso la...
VILLAMAGNA. Il primo passo dell’inchiesta ci sarà lunedì mattina, quando nell’obitorio dell’ospedale di Chieti sarà eseguita l’autopsia di Stefania Di Michele, la mamma di 40 anni che ha perso la vita nello schianto di martedì sera in cui sono rimasti feriti anche suo figlio di 8 anni e il marito, Pietro Caruso, 48 anni. Il sostituto procuratore della Repubblica di Chieti Lucia Anna Campo ha affidato l’incarico al medico legale Pietro Falco. Sull’incidente indagano i carabinieri della sezione radiomobile della compagnia di Chieti.
Secondo le prime ricostruzioni, una Fiat Tipo guidata da Francesco Verna, 25 anni di Guardiagrele, ha invaso la corsia opposta colpendo la Fiat Panda di Domenico Monaco, 26 anni, anche lui guardiese, e poi scontrandosi frontalmente con un’altra Fiat Panda sulla quale viaggiava Di Michele (era lei alla guida) insieme alla sua famiglia. Il pm ha aperto un fascicolo per omicidio stradale nei confronti di Verna, che è tuttora ricoverato al policlinico in prognosi riservata. Lesioni lievi, invece, per Monaco. È fuori pericolo il bimbo di 8 anni che ha riportato un politrauma e una frattura al bacino. Più gravi, invece, le condizioni del suo papà.
Sconvolti anche i residenti della zona che hanno assistito alla tragedia. «Abbiamo sentito un rumore fortissimo», racconta Federico Mecomonaco, che abita davanti al punto dello schianto, «non ha niente a che vedere con quello di un terremoto. Ho chiamato subito i soccorsi e insieme a un altro vicino di casa siamo scesi in strada». E quando Mecomonaco è arrivato davanti alle auto ormai distrutte, alcuni degli automobilisti hanno iniziato a chiedere aiuto. «Il ragazzo 25enne con la Tipo era sconvolto, aveva uno sguardo perso». Poi, si è girato verso la Panda di Di Michele. «Un uomo ha aperto lo sportello», ricorda ancora il testimone, «chiedeva aiuto e diceva: “Sto morendo, vi prego aiutatemi”».
E il terribile schianto ha acceso i riflettori sulla sicurezza per il picco di incidenti. «Non è una strada», conclude Mecomonaco, «è una pista da corsa. Le auto non rispettano il limite di 90 all’ora e non ci sono dissuasori». (e.g.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA .

