Martelli, ora si va in Cassazione «Non vogliamo più vederli qui»

3 Settembre 2021

La Corte suprema deciderà il 26 ottobre se confermare le condanne alla banda che aggredì i coniugi Il medico picchiato: «Devono essere mandati via, abbiamo paura che quei violenti possano tornare»

LANCIANO. 26 ottobre 2021: è la data fissata dalla seconda sezione della Cassazione di Roma per prendere una decisione definitiva sulla sentenza di condanna del commando romeno autore della violenta rapina nella villa dei coniugi Martelli-Bazzan il 23 settembre 2018. A presentare il ricorso, gli avvocati dei 7 imputati che puntano ad avere uno sconto di pena rispetto ai 49 anni e due mesi di reclusione complessivi inflitti dalla Corte di appello dell’Aquila, con rito abbreviato, il 24 settembre 2019. La Cassazione potrà o accogliere i ricorsi e rinviare il processo in Appello, ma alla corte di Perugia, oppure accogliere la sentenza e far diventare le condanne definitive. «È una ferita che si riapre. La nostra speranza è solo quella di non vederli mai più, al di là di ogni sentenza», commenta il chirurgoa aggredito Carlo Martelli.
I RICORSI Uno sconto di pena: è quello che mirano ad ottenere i legali dei 7 imputati che avevano annunciato alla lettura della sentenza di secondo grado della Corte di appello dell’Aquila che avrebbero fatto ricorso per Cassazione contro «condanne spropositate» e che «non hanno concesso attenuanti». Le condanne, con rito abbreviato, per rapina pluriaggravata, lesioni gravissime e sequestro di persona furono: 14 anni per Alexandru Colteanu, considerato il braccio violento del commando; 11 anni per Marius Adrian Martin, la mente della gang; 8 anni e 4 mesi a Ruset Aurel e Costantin Turlica; 8 anni a Ion Turlica; 7 anni a George Ghiviziu, il palo della banda e 10 mesi di reclusione per Gheorghe Traian Jacota 50 anni, l’unico accusato di favoreggiamento per aver cercato di far fuggire Ghiviziu.
LE ACCUSE La sentenza dei giudici aquilani che arriva a Roma già aveva concesso in realtà uno sconto di 7 anni e 4 mesi complessivi rispetto alla sentenza di primo grado, ma per un mero calcolo tecnico, non per cambi nell’impianto accusatorio che resta quello firmato dal procuratore capo di Lanciano Mirvana Di Serio che in 1.200 pagine di indagini di polizia e carabinieri, intercettazioni, prove della scientifica, filmati e confessioni chiarì che Ghiviziu e Ion Turlica erano i pali, e che in villa, Martin, Colteanu, Ruset e Costantin Turlica crearono l’inferno. L’incubo infatti per i Martelli iniziò alle 4 di domenica 23 settembre 2018 quando nella villa entrarono Martin, Colteanu, Ruset e Costantin Turlica. I 4 salirono in camera da letto e legarono il medico Martelli, poi presero la moglie che era in un’altra stanza e iniziò il pestaggio. “Dicci dov’è la cassaforte o faccio a pezzetti tua moglie”, disse Colteanu, secondo la sentenza, al medico preso a pugni. E a pezzi fece l’orecchio della Bazzan. Dopo due ore di terrore, di botte, una cassaforte che non c'è mai stata e non c'è, i rapinatori andarono via con 1.990 euro ritirati dal bancomat, tre orologi e dei monili in oro. Per i giudici fu «un colpo programmato che ha messo in conto le lesioni, la violenza». Fu «un commando che agì con rilevante efferatezza». «Non vanno concesse attenuanti per l’assoluta gravità dei fatti commessi con inaudita violenza su persone indifese», le motivazioni delle condanne.
I CONIUGI MARTELLI «Ci sono gli acciacchi e le ferite a ricordarci ancora la rapina», commenta Martelli alla notizia della fissazione dell’udienza in Cassazione che riapre un dolore mai sopito. «La nostra speranza è di non vederli più qui», aggiunge. «La sentenza è relativa, abbiamo paura che possano tornare e rifarlo. Magari fossero stati mandati via». I Martelli non hanno mai avuto avvocati e non si sono costituiti parte civile. «Restiamo nelle mani della Procura. Aspetteremo anche questa decisione».
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