Megalò 2, i sette edifici tornano al Comitato Via

16 Dicembre 2017

Il nuovo centro commerciale inserito d’urgenza nella prossima seduta Sotto esame c’è il giudizio di 5 anni fa che aveva detto sì al maxi intervento

CHIETI. Il progetto del Megalò 2 torna all’esame del Comitato Via della Regione. Il presidente del Comitato Via e direttore generale della Regione, Vincenzo Rivera, ha inserito la discussione nella prossima riunione del 21 dicembre che si svolgerà all’Aquila. Al centro della riunione ci sarà la «richiesta di parere sulla sussistenza del giudizio 1925/2012»: è l’atto che 5 anni fa aveva dato il via libera al Megalò 2, poi, stoppato.
Il Comitato Via dovrà prendere posizione sui 7 edifici da realizzare a ridosso del fiume Pescara dopo la richiesta del Comune di Chieti che, nei giorni scorsi, aveva chiesto un parere sulla «sussistenza» della Valutazione d’impatto ambientale e sulla «validità» dei permessi di costruire rilasciati nel 2013 sia dall’amministrazione di Chieti che da quella di Cepagatti. L’intervento, progettato dall’ingegnere Domenico Merlino e che dovrebbe essere realizzato dalla ditta Sile di Barzana (Bergamo), interessa 30mila metri quadrati di terreno: i 7 edifici sono previsti sul territorio di Cepagatti mentre, a Chieti, un maxi parcheggio.
Il consigliere regionale di Forza Italia, Mauro Febbo, con una lettera a Rivera ha chiesto «di poter partecipare in audizione alla seduta».
Intanto, dal Comune di Chieti è partita un’altra lettera, indirizzata alla ditta Sile, per dire che i permessi del 2013 «per la realizzazione di un edificio no food (denominato B3) e di una struttura alberghiera e per servizi di esposizione e vendita di prodotti no food, rilasciati a seguito del giudizio Via 1925/2012, risulterebbero non supportati dall’indispensabile parere favorevole in merito alla Via», così recita la lettera firmata dalla dirigente del settore Urbanistica, Silvana Silvano.
Il nuovo approfondimento del Via sul centro commerciale Mirò, questo il vero nome del Megalò 2, arriva dopo la protesta di ambientalisti e politici che, lunedì scorso, hanno manifestato davanti al cantiere durante l’inizio dei lavori poi subito abortiti e mentre l’indagine dei carabinieri forestali muove i primi passi. All’origine dell’inchiesta ci sono due esposti: il primo è della Regione che alla procura di Chieti ha denunciato «alcune anomalie riscontrate nella documentazione presentata dall’azienda costruttrice»; il secondo è del Wwf Italia e gira intorno al rischio esondazione nella zona a ridosso del fiume Pescara. L’indagine è ai primi passi: i carabinieri forestali hanno fatto una prima acquisizione di documenti in Comune ma non ci sono indagati. Di certo c’è che i carabinieri forestali hanno messo le mani su tutta la storia amministrativa del progetto. A partire dagli atti del comitato Via. Che, 9 mesi fa, aveva giudicato «improcedibile» la richiesta di modifica del progetto e aveva prescritto come «obbligatoria» – prima dell’avvio dei lavori – la verifica dell’efficacia della diga d’acciaio costruita per abbattere il rischio di allagamenti. (p.l.)