«Mio figlio è malato, devo curarlo» Ma è una truffa: ragazza nei guai

21 Dicembre 2020

Finge di vendere una borsa griffata a prezzo di affare con la scusa del bambino in pericolo di vita Poi intasca i soldi e sparisce nel nulla. Altro imbroglio su una maxi fornitura di guanti in lattice

CHIETI. «Sto vendendo questa borsa di Louis Vuitton perché mio figlio è malato e mi servono urgentemente i soldi per le cure». Così Sara G., 27 anni di Ripa Teatina, impietosiva gli utenti di Facebook dopo aver pubblicato gli annunci sui gruppi social. Ma era un raggiro architettato per farsi consegnare il denaro senza inviare la merce e, soprattutto, senza dare troppe spiegazioni ad acquirenti che pensavano di trovarsi di fronte una madre preoccupata per le condizioni di salute del suo bambino e che, invece, hanno avuto la sfortuna di imbattersi in una truffatrice incallita. Perché l’accusa contesta alla giovane ripese anche un altro episodio: nella prima ondata dell’emergenza coronavirus, ha messo in vendita 900 guanti monouso, un prodotto che andava a ruba in quel periodo. Naturalmente, come da copione, è sparita nel nulla dopo aver intascato i soldi. Adesso Sara G., difesa dall’avvocato Corradino Marinelli, verrà giudicata davanti al tribunale di Pescara, la città dove ha sede la banca in cui l’imputata ha aperto il conto corrente sul quale sono confluiti i soldi delle truffe.
Il primo episodio, come ricostruisce il sostituto procuratore Luca Sciarretta, risale allo scorso 7 marzo. L’imputata, utilizzando il profilo con il nome “Sara Manuel”, mette in vendita la borsa, al costo di 400 euro, sul gruppo Facebook “Louis Vuitton usato e certificato”. Dopo un po’, viene contattata sulla chat di Messenger da una donna interessata all’affare. Per giustificare il prezzo del prodotto, piuttosto contenuto rispetto al suo reale valore, la truffatrice dice alla malcapitata che sta vendendo la borsa «in quanto necessita urgentemente di denaro a causa del costo delle cure per il figlio malato». Non solo: assicura la consegna in 24, al massimo 48 ore attraverso la spedizione con il corriere. In un primo momento, la 27enne prova ad ottenere il pagamento tramite ricarica Postepay, poi accetta che questo avvenga attraverso un bonifico bancario. Una volta ricevuti i soldi, però, l’imputata cancella il profilo Facebook, blocca l’acquirente su Messenger e non invia l’accessorio venduto.
Il secondo episodio, invece, è del 18 maggio. Il meccanismo è sempre lo stesso. Spacciandosi per tale Sara Marinelli, la truffatrice pubblica un annuncio di vendita sul sito internet del mercatino di Milano relativo a una partita di guanti in lattice al costo di 900 euro. Un utente la contatta via Facebook e lei, si legge sul capo di imputazione, lo induce a completare l’acquisto «convincendolo del buon esito della trattativa». All’inizio, a dire il vero, Sara G. spinge per un pagamento con bonifico istantaneo; poi, però, si “accontenta” di un bonifico ordinario per la metà del prezzo, «con la promessa che l’altra metà sarà saldata a consegna avvenuta». Ma, una volta ricevuti 450 euro, l’imputata si rende al solito irreperibile.