Miria, domani l’addio alla maestra di cultura

28 Novembre 2017

L’ex direttrice dell’Archivio di stato deceduta dopo l’incidente stradale: alle 10,30 i funerali al Santissimo Crocifisso

CHIETI. Competenza e disponibilità, preparazione e affabilità: sapeva unire grandi doti professionali ad altrettanto grandi doti umane Miria Ciarma. Ed è forse anche per questo che la sua morte improvvisa ha dolorosamente colpito tanti.
Sessantasette anni, ex direttrice dell’Archivio di Stato, la Ciarma è morta all’ospedale di Popoli dopo l’incidente di sabato scorso sulla statale 153, all’altezza del bivio per Capestrano. Alla guida dell’auto su cui viaggiava c’era l’amica Cinzia Di Vincenzo. Le due donne si erano trovate proprio per il grande attivismo nel campo dell’associazionismo sociale e culturale.
Sabato, dopo aver passato la mattina insieme al mercato coperto di via Ortona, in una delle tante iniziative culturali (nel caso specifico dedicate agli ultra65enni), si erano messe in macchina per partecipare alla due giorni di formazione per poter aprire il Club Unesco a Chieti. Sarebbe dovuto essere con loro anche l’editore Giuseppe Tinari, che però ha poi dovuto rinunciare. Tinari è stato fondamentale per l’attività dell’inesauribile direttrice dell’Archivio di stato che cullava il desiderio di portare all’attenzione della massa i tesori custoditi dai suoi scaffali. Voleva che i risultati delle ricerche archivistiche uscissero fuori dalla cerchia ristretta degli addetti ai lavori. L’incontro con un editore illuminato e disponibile, animato dalla stessa passione per le ricerche storiche, è stato fondamentale. Sono nati così i progetti sul brigantaggio, una delle tematiche che più affascinava la Ciarma, e sui catasti onciari, altro settore su cui ha lavorato molto insieme a Tinari.
«Se volessimo ripercorrere le sue ricerche», spiega il direttore dell’Archivio di Stato, Antonello Di Berardino, «dovremmo inserire anche un altro tema che appassionò molto l’ex direttrice: quello della famiglia Zambra, che finì al centro in una delle sue tantissime pubblicazioni». Direttore dal 2015, Di Berardino ha preso il posto della Ciarma alla guida dell’Archivio. Lo abbiamo incontrato ieri mattina, mentre tra le mura dell’Archivio si avvertiva il senso di sconforto per la grave perdita.
«Ci aveva dato fiducia piena», dice uno dei dipendenti, «tutto quello che c’è qui è merito suo». Lei, comunque, era sempre lì, anche dopo la fine dell’incarico. «Fu assunta nel ’79 grazie a una legge sull’occupazione giovanile», ha ricordato il nuovo direttore, «e da allora si è talmente innamorata della materia che non ha voluto più lasciarla. Mi confidò che non voleva andare in pensione. Ma era arrivata al limite d’età». Una volta in pensione si dedicò con rinnovato entusiasmo alle tante attività culturali portate avanti. «Questa città aveva ancora bisogno di lei per recuperare storia, identità e orgoglio», dice la giornalista Anna Crisante con cui, insieme anche a Tinari, la Ciarma stava portando avanti un progetto alla media Mezzanotte. «Era socia Anai (Associazione nazionale archivistica italiana) e per diversi anni membro del Consiglio direttivo regionale», dice il responsabile regionale dell’associazione Stefania Di Primio, «ma per me era anche una maestra di vita».
I funerali ci sono domani alle 10.30 al SS. Crocifisso. Sul corpo della donna è stata effettuata l’autopsia. (a.i.)