Morta la turista colpita in testa dal masso

La 56enne di Ravenna si è spenta dopo 10 giorni. Il marito: «La zona andava messa in sicurezza». Verso la donazione degli organi
FARA SAN MARTINO. Non ce l’ha fatta la turista di Ravenna colpita gravemente alla testa dalla caduta di un masso sul sentiero per le Gole di San Martino. A dieci giorni dall’incidente Sandra Zanchini, 56 anni, ha chiuso gli occhi per sempre nell’ospedale di Pescara dov’era ricoverata dallo scorso 22 giugno. Ieri mattina, intorno alle 8, i medici ne hanno dichiarato la morte cerebrale.
CORDOGLIO IN PAESE. Un tragico epilogo che ha generato profondo cordoglio anche nella comunità farese, che si apprestava a celebrare una veglia di preghiera per la sfortunata turista. Ieri sera, nella chiesa di San Remigio, si è tenuta comunque una messa. «C’è profondo dolore e sconforto in paese», dice il sindaco Carlo De Vitis, «in questi giorni abbiamo avuto modo di conoscere il marito, le figlie e i parenti della signora, speravamo tutti in un altro epilogo. In questi giorni sono in corso le verifiche nel tratto in cui sono caduti i massi, c’è un tecnico a fare il sopralluogo e relazionerà sulla situazione».
LE INDAGINI. Nell’inchiesta aperta dalla Procura di Chieti, dopo il rapporto dei carabinieri di Palombaro, finora non ci sono indagati. Ma la morte della turista potrebbe cambiare le cose. A chiedere chiarezza su quanto accaduto è anche la famiglia di Sandra Zanchini. «Mia moglie si è trovata nel posto sbagliato al momento sbagliato, con un sasso che fatalmente l’ha colpita in testa», dice il marito della donna, Davide Baiocchi, avvocato di Ravenna, «il nostro non era un gruppo di escursionisti, attrezzato per scalare la montagna, noi facciamo passeggiate. Ed è vero che quando c’è brutto tempo in montagna non si va. Ma se queste cadute di massi non erano una novità allora bisogna mettere la zona in sicurezza e se non hai i soldi per farlo, tieni chiuso o avvisi le persone dei rischi. Invece ho notato carenza di informazione su quelli che potevano essere i pericoli», sostiene Baiocchi, che era con la moglie al momento dell’incidente.
IL RACCONTO DELL’INCIDENTE. «Avevamo ridotto il giro perché di pomeriggio era previsto maltempo», racconta l’uomo, «ha iniziato a tuonare e stavamo andando via per evitare la pioggia. Mia moglie si era riparata in un anfratto con altre persone. Poi gli accompagnatori li hanno fatti uscire. Sandra era vicino a me, mi tendeva la mano, quando un sasso grosso come il pugno di una mano l’ha presa in testa. È caduta come fosse stata colpita da un proiettile. Io l’ho soccorsa per primo e ho capito subito la gravità della situazione. Anche i tempi dei soccorsi hanno inciso, ma non ne faccio una colpa a nessuno. Non eravamo in un posto facile da raggiungere. Per fortuna è arrivato anche l’elisoccorso, altrimenti sarebbe morta subito». In questi dieci giorni è stata operata due volte, ma le sue condizioni non sono mai migliorate. «Ci hanno detto che se l’escursione fosse stata organizzata da guide locali ci avrebbero fatto indossare i caschetti protettivi», continua Baiocchi che è tornato sul posto dell’incidente, «che se uno va in montagna per conto suo, lo fa a suo rischio e pericolo. Non sono d’accordo, almeno vanno messi degli avvisi. Quella passeggiata di 500 metri verso il monastero, la zona più frequentata e turistica, andrebbe messa in sicurezza. Presenterò una memoria al pm su tutto quello che, secondo me, c’è stato di sbagliato in questa incredibile vicenda».
L’ESTREMO GESTO D’AMORE. La Procura non ha disposto l’autopsia ma ha dato il via libera all’espianto degli organi, come deciso dalla famiglia. «Conoscendo mia moglie, che era una persona disponibile e generosa, è la scelta che avrebbe fatto lei per prima», dice convinto Davide. La salma di Sandra, che lavorava come impiegata nello studio legale del marito e lascia anche le figlie Federica e Chiara, tornerà a Ravenna. «In questi giorni abbiamo sperato e pregato, anche se i medici ci avevano preparato al peggio», conclude Baiocchi, «ho sentito molta umanità dalla popolazione abruzzese, tutti ci sono stati vicini. Li ringrazio, purtroppo è finita male. Adesso a questa terra sarà legato per sempre questo brutto ricordo».
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