Nati due camosci nell’area protetta di Lama

Di Marco (Majaexperience): questi animali qui vivono bene, appena possibile apriremo ai visitatori
LAMA DEI PELIGNI. Sgambettano sulle rupi annusando l’aria sotto lo sguardo vigile e attento delle loro mamme; giocano, saltellano, gli inconfondibili tratti somatici infantili accrescono tenerezze a tenerezze: sono i due cuccioli di camoscio appenninico nati da pochi giorni nell’area faunistica del camoscio nel Parco nazionale della Maiella. L’area di cinque ettari, delimitata da una recinzione, istituita nel 1990, ha lo scopo principale di salvaguardare una specie di camoscio che nel mondo vive solo sulle montagne dell’Appennino. I centri visite del Parco, a Lama e a Fara San Martino, sono gestiti dalla cooperativa Majexperience, presidente Emanuele Di Marco. Rupicapra pyrenaica ornata, questo il nome scientifico della specie, trova tra queste rupi scoscese il suo ambiente ideale di vita.
«Queste nascite dimostrano», dice Di Marco, «che i camosci qui vivono bene, nel loro habitat. Vederli sgambettare in discesa dietro le loro madri, sicuri di sé, riempie di gioia e soddisfazione». Nell’area, oltre ai nuovi nati, ci sono altri sei camosci, tre cervi e due caprioli. Queste ultime due specie sono in sotto recinti.
Il camoscio appenninico ha rischiato la completa estinzione agli inizi del ‘900, e anche grazie alla realizzazione dell'area faunistica di Lama dei peligni, è stata possibile la sua reintroduzione nel Parco della Maiella, dove attualmente se ne contano circa 1.500 esemplari. Il camoscio appenninico è stato definito dagli zoologi “il camoscio più bello del mondo” proprio per l’ornamento scuro che dal collo scende al petto. È un animale che vive bene in quota, anche su pendii molto scoscesi, ed è stato proprio l’aspetto morfologico del paesaggio a far scegliere il territorio lamese, perché ritenuto habitat ideale per la sua sopravvivenza. «Le aree faunistiche», precisa Di Marco, «hanno lo scopo di conservare, far riprodurre gli animali per poi rilasciarli in natura, studiarli meglio, e anche di far conoscere la loro biologia ed etologia. Appena possibile porteremo i visitatori, con le dovute precauzioni per non disturbare gli animali, a far conoscere i nuovi arrivi, le nostre due mascotte». (m.d.n.)
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