Oggi 37mila teatini senz’acqua: protestano anche bar e ristoranti

Stop all’erogazione dalle 23.30 alle 6 di domani nella parte alta della città, ancora riduzioni allo Scalo Le associazioni di categoria lanciano l’allarme: «Troppi disagi, così diventa difficile rimanere aperti»
CHIETI. Dopo un mese vissuto all’insegna di chiusure e riduzioni idriche, ora si teme che anche agosto possa ripetersi allo stesso modo. E dire che bar, pub e ristoranti speravano proprio nel mese estivo per riprendersi dai mesi di lockdown. Oggi l’acqua andrà via, in tutta Chieti alta, dalle 23.30 alle 6 di domani, interessando 37 mila residenti. Allo Scalo permane la riduzione della portata idrica. In questo contesto, le associazioni di categoria dei commercianti a lanciare l’allarme.
La presidente provinciale di Confcommercio Marisa Tiberio pensa proprio a bar, ristoranti e pub che stanno aperte fino a tarda notte: «Come fanno a lavorare se alle 11 della notte va via l’acqua?», chiede, «come si fa con i servizi igienici, le pulizie e tutto ciò che serve alle attività di ristorazione? È logico che il problema non può essere risolto dalla sera alla mattina, servono degli interventi a lungo termine, ma al momento si può almeno intervenire nella comunicazione: la notizia delle chiusure deve essere comunicata meglio e con largo anticipo, in modo che il commerciante possa organizzarsi». Marina De Marco, presidente cittadina di Confesercenti, chiede all’Aca della presidente Giovanna Brandelli interventi per ridurre le perdite, visto che l’acquedotto teatino è maglia nera, tra tutti capoluoghi di provincia italiani, come dispersione idrica, perdendo ben il 74,7% dell’acqua immessa nelle reti: «Come se non bastassero gli aumenti delle tariffe, in questa estate particolarmente siccitosa», dice De Marco, «cittadini ed esercenti si ritrovano a dover fare i conti con la mancanza dell'acqua. Allo Scalo non è una novità, ma sia sotto che sul colle alcune attività hanno già provveduto, o lo stanno facendo, impiantando un’autoclave di propria iniziativa. Ma non tutti hanno la forza economica per farlo. Sarebbe auspicabile che la società acquedottistica cominciasse a ragionare sul come non disperdere l'acqua, quando c'è, magari con la creazione di cisterne, e trovare il modo per favorire con degli incentivi chi si fornisse di mezzi propri di risparmio e conservazione dell’acqua». Il direttore provinciale di Confartigianato, Daniele Giangiulli, pone l’accento sull’aumento del costo del servizio con il passaggio dalla gestione comunale a quella dell’Aca, aumento che, sottolinea, non corrisponde a un aumento dell’efficienza del servizio: «È un problema annoso: va risolto con una mediazione con l’Aca, con l’obiettivo di dare respiro alle imprese che sono già esasperate a causa dell’emergenza sanitaria. Imprese e cittadini pagano l’acqua il doppio rispetto al passato, questo maggior costo deve necessariamente tradursi in benefici ed efficienza. Cosa che non avviene. Non possono essere sempre e solo le imprese a pagare per la mala gestione della cosa pubblica».

