Operai in sciopero alla Pilkington Impianti fermi e adesione del 20%

La mobilitazione proclamata dai Cobas ha coinvolto anche i dipendenti delle fabbriche Primo e Bravo Il sindacato non esclude altre iniziative per accendere i riflettori sui disagi causati dal clima africano
SAN SALVO. L’adesione allo sciopero proclamato dai Cobas negli stabilimenti Pilkington, Primo e Bravo è stata bassa, pari al 20 per cento secondo le stime fornite dal sindacato, ma ha creato comunque disagi. Sono stati soprattutto gli operai del turno pomeridiano, il più caldo della giornata, ad aderire alla protesta organizzata per accendere i riflettori sui disagi sopportati nelle fabbriche in questi giorni di caldo africano.
«Non conta il numero delle persone che ha scioperato», ha commentato Domenico Ranieri, segretario provinciale dei Cobas. «Proclamando otto ore di sciopero per turno volevamo lanciare un messaggio e una richiesta di aiuto all'azienda. Ed è quello che è stato fatto». Alla mancanza dei dipendenti, con il contraccolpo di alcuni impianti rimasti completamente fermi, in alcuni casi Pilkington ha rimediato sostituendoli con lavoratori di altri impianti al momento non in funzione. Ranieri tuttavia è dispiaciuto dall’atteggiamento di altri rappresentanti sindacali: «Denuncio il suggerimento di alcune Rsu a non aderire allo sciopero», dice il sindacalista al Centro.
Per Domenico Ranieri anche a San Salvo tutte le organizzazioni sindacali avrebbero dovuto chiedere di rendere meno pesanti gli effetti del caldo in fabbrica come accaduto nello stabilimento della Marelli, a Sulmona. E a Sulmona gli accordi sono arrivati dopo le proteste di Fim, Fiom e Uilm e dei lavoratori.
I sindacati hanno ottenuto di aggiungere dalle tre alle quattro pause di un quarto d’ora o di dodici minuti lungo i turni della giornata a seconda del reparto, che sia il montaggio o la logistica. Le stesse coste che chiedono i Cobas alla Pilkington.
Nella fabbrica di Piana Sant’Angelo però Cgil, Cisl e Uil non hanno ritenuto che fosse necessario scioperare. «Il problema era stato già discusso dalla Rsu e avevano trovato degli ulteriori accorgimenti come pause più lunghe e ventilatori sulle postazioni, oltre alla distribuzione gratuita di acqua e di sali minerali», spiega la Cgil, secondo cui l’adesione allo sciopero è di «16 lavoratori al primo turno e 25 al secondo».
«L’ondata di calore che da giorni sta mettendo in ginocchio gran parte dell’Italia non ha risparmiato il Vastese», osserva Ranieri, facendo notare che alla Pilkington fra una settimana i lavoratori andranno in ferie e si fermeranno tra le tre e le quattro settimane, quindi al rientro il clima sarà decisamente meno afoso. La soluzione di sopperire al grande caldo in fabbrica con bottiglie d’acqua e integratori è stata accettata dalle Rsu di Cgil, Cisl e Uil. Per i Cobas è invece necessario che la questione sia discussa in Parlamento e si arrivi a una legge che disciplini la questione, tutelando la salute dei lavoratori. «Questa è la prima forma di protesta», insiste il segretario provinciale Ranieri, non escludendo quindi nuove iniziative.
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