«Ora i Martiri lancianesi siano patrimonio d’Italia»

Appello del sindaco Paolini per il riconoscimento nazionale della rivolta del 1943 Ghezzi (Anpi): gli eroi di qui vanno ricordati per la resistenza alla barbarie nazista
LANCIANO. «Lo slancio e la ribellione di quei giovani è stato un fatto molto particolare nell'intero panorama nazionale della Resistenza. Mi auguro che in futuro i Martiri e la nostra medaglia d'oro al valor militare siano un patrimonio non solo nostro ma di tutti gli italiani». È l'appello del sindaco Filippo Paolini nell'80° anniversario della rivolta del 5 e 6 ottobre 1943, che diede inizio a una pagina di storia cittadina lunga nove mesi, fino al giugno 1944, e che valse a Lanciano la medaglia d'oro al valor militare. Una pagina la cui importanza, riconosciuta e sottolineata a livello locale, non riesce però ad assurgere all'attenzione nazionale. Anche gli inviti dell'amministrazione comunale, a rappresentanti governativi o ad altre città medaglia d'oro al valor militare in occasione della due giorni di celebrazioni conclusa ieri, sono caduti nel vuoto. Eppure subito dopo le quattro giornate di Napoli, fu Lanciano ad insorgere contro le truppe tedesche, tanto che le gesta dei partigiani vennero esaltate pochi giorni dopo anche dalle radio di Londra e New York. Solo l'Anpi nazionale ha incluso Lanciano tra le tappe simboliche, oltre Napoli e Matera, per sottolineare l'importanza della Resistenza anche nell'Italia meridionale, tema affrontato anche nel convegno di ieri pomeriggio al teatro Fenaroli. «A livello nazionale vi è stata in generale una sottovalutazione del fenomeno resistenziale partito dal Sud», afferma il sindaco Paolini nel suo discorso davanti al sacrario dei Martiri ottobrini, «invece la Resistenza partita dal Sud ha dato un importante contributo alla Liberazione dell'Italia».
Di certo non è mancata la partecipazione della città, e dei rappresentanti dei Comuni vicini (nonché della città gemellata di Macerata), alle celebrazioni per gli 80 anni della rivolta lancianese. Folta la presenza delle scolaresche - a partire dai bambini della primaria Eroi ottobrini, intitolata proprio ai Martiri, e degli altri istituti comprensivi fino agli studenti delle superiori - al tradizionale corteo che ha attraversato il centro cittadino, arricchito quest'anno dalla partecipazione della banda musicale dell'Arma dei carabinieri.
Due le tappe, al cippo del colonnello Michele De Pasqua e al monumento ai Caduti in piazza Plebiscito, prima di arrivare al sacrario in largo Martiri lancianesi dove, alla presenza di autorità civili e militari, associazioni combattentistiche e comuni cittadini, si è reso omaggio ai 23 caduti.
«Oggi la libertà che abbiamo tutti, la democrazia della quale usufruiamo ci paiono un dato scontato», sottolinea Carlo Ghezzi, vicepresidente vicario dell'Anpi, «ma è costato moltissimo, drammi dei quali i morti di Lanciano, che hanno tentato di resistere alla barbarie nazista, sono un segno importante. Dobbiamo ricordare queste cose perché gli errori e gli orrori della storia non si ripetano». «“Un eroe è un normale essere umano che fa la migliore delle cose nella peggiore delle circostanze”», ricorda a tutti la minisindaco Giorgia Di Nunzio, prendendo in prestito le parole di Joseph Campbell: «I partigiani non erano soldati di professione, ma uomini e ragazzi che si sono uniti per dar vita a un sogno più grande e creare le giuste condizioni per un'esistenza libera. Essendo noi i cittadini del futuro e i portatori del ricordo, dobbiamo conservare con cura la memoria di chi si è sacrificato per la nostra libertà per diventare in futuro i partigiani della memoria».
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