Palazzo a fuoco, c’è un primo indagato

È un operaio teatino che stava lavorando sul tetto. Il sindaco Ferrara firma lo sgombero di uno dei sei appartamenti
CHIETI. C’è un primo indagato nell’inchiesta sul rogo che ha distrutto il tetto della palazzina al civico 5 di via dei Carecini, a Chieti, vicino alla chiesa di Madonna delle Grazie, costringendo all’evacuazione 14 residenti, compreso un neonato. A ricevere l’avviso di garanzia è stato uno degli operai che, mercoledì 5 gennaio, stava lavorando sulla copertura dell’edificio di tre piani in zona Tricalle. Il sostituto procuratore Marika Ponziani ha ipotizzato a carico dell’uomo, un teatino di 57 anni, il reato di incendio colposo: è stato lui stesso a raccontare che stava utilizzando il cannello del gas. L’iscrizione nel registro degli indagati è scattata contestualmente alla convalida del sequestro dell’area andata in fiamme, eseguito dai poliziotti della squadra mobile. L’obiettivo degli inquirenti è anche quello di verificare se siano state rispettate le norme di sicurezza e tutte le cautele necessarie per eseguire lavori a potenziale rischio di incendio.
Nelle scorse ore, il sindaco Diego Ferrara ha firmato l’ordinanza per sgomberare uno degli appartamenti sotto il tetto in cui si è infiltrata l’acqua di spegnimento. Nelle altre cinque abitazioni, invece, non si sono registrati problemi. Quel che rimane della struttura in legno è stato messo in sicurezza e coperto con dei teloni per evitare che la pioggia possa creare infiltrazioni negli appartamenti sottostanti.
Sul rogo è intervenuto Francesco D’Angelo, responsabile della ditta Iceed, esecutrice dell’intervento: «I lavori», ha dichiarato, «risultavano in fase di ultimazione e il rifacimento della copertura in legno era praticamente terminato, comprese le lavorazioni di impermeabilizzazione. Purtroppo, durante alcuni lavori di finitura in corrispondenza di una canna fumaria, si è generato accidentalmente un incendio. Le maestranze presenti hanno immediatamente cercato di estinguere le prime fiamme con l’ausilio di un estintore in dotazione, ma è risultato insufficiente a contenere le fiamme, le quali si sono propagate in maniera ingestibile, probabilmente per il forte contributo del vento e del sistema di “ventilazione” della copertura (intercapedine d’aria prevista per migliorare le prestazioni isolanti della copertura). La ditta stava operando nel rispetto delle norme in materia di sicurezza. Gli operai sono tutti regolarmente formati e dotati degli indispensabili dispositivi di prevenzione».
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