Palazzo de’ Mayo in vendita, è lite Marsilio: dannoso e disonorevole

8 Novembre 2024

Il presidente della Regione attacca la Fondazione Banco di Napoli, proprietaria dell’immobile: «Prezzo irrisorio, il ministero verifichi». E il senatore Sigismondi (FdI) presenta un’interrogazione

CHIETI. Mettere in vendita Palazzo de’ Mayo è una scelta «disonorevole». Usa parole forti il presidente della Regione Marco Marsilio per censurare la decisione della fondazione Banco di Napoli di vendere lo storico edificio, ex sede della fondazione Carichieti poi incorporata dalla fondazione napoletana, al costo di 4 milioni euro. Costo che il Marsilio giudica «peraltro irrisorio».
La netta censura del presidente della Regione, neo residente a Chieti, arriva in una dura lettera inviata al cda della fondazione Banco di Napoli, al direttore generale Ciro Castaldo, al rettore dell’università d’Annunzio Liborio Stuppia, al presidente della Camera di commercio Chieti Pescara Gennaro Strever, ai presidenti delle Regioni Campania, Basilicata, Calabria, Molise e Puglia, al sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, al ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti e al vice Maurizio Leo.
Al ministero dell’Economia Marsilio chiede di svolgere «necessarie e opportune verifiche» sul percorso intrapreso dalla fondazione napoletana. Marsilio ricorda come all’epoca della sua prima elezione alla presidenza della Regione si era recato a Napoli nella sede della fondazione, invitato dall’allora presidente Rossella Paliotto, dove ha potuto apprezzare, scrive nella lettera, «lo spirito di socialità e di presenza sui territori che permeava l’ente napoletano. Fui perciò lieto del matrimonio tra questa antica fondazione e la prestigiosa ex fondazione Carichieti. Ed è per questo che oggi sorprende, in termini negativi, apprendere della recente decisione della fondazione Banco di Napoli di svalutare il Palazzo de’ Mayo, splendida testimonianza architettonica nel cuore di Chieti, a pochi anni da un accurato restauro che impegnò risorse teatine per milioni di euro, con risultati sicuramente pregevoli. Appare invece disonorevole la scelta dell’ente napoletano di vendere, peraltro a una cifra irrisoria, l’importante palazzo».
L’edificio è stato oggetto di una verifica del valore corrente chiusa con una svalutazione di quasi 11 milioni di euro. Nei bilanci della fondazione Banco di Napoli si legge che nel 2022 il valore di Palazzo de’ Mayo era di oltre 14 milioni di euro, nel 2023 risulta invece di poco più di 3 milioni di euro. Marsilio nella lettera ricorda che «la fondazione Banco di Napoli fu prescelta rispetto ad altre opportunità per i legami storici e perché, per la sua competenza territoriale, garantiva Chieti e all’Abruzzo una sede di riferimento. La fusione le portò in doti rilevanti asset patrimoniali e costituì, per l'ente napoletano, l’opportunità per risanare il proprio bilancio, depauperato all’esito di un travagliato commissariamento decretato dal ministero dell’Economia. Fu proprio tale ministero ad autorizzare la straordinaria fusione, assecondando lo spirito di mutuo aiuto e rispetto tra le due fondazioni che caratterizzava l’operazione, sostenuta dalla stessa Acri – Associazione di fondazioni e di casse di risparmio – che partecipò all’iniziativa erogando proventi straordinari. Oggi», conclude il presidente, «apprendere di queste decisioni provoca un sentimento di profonda delusione e la spiacevole sensazione di essere stati strumentalmente sfruttati per scopi diversi da quelli dichiarati».
Il senatore abruzzese di Fratelli d’Italia, Etelwardo Sigismondi, presenterà oggi un’interrogazione parlamentare: «La preoccupazione è condivisa, sono al fianco delle azioni annunciate dal presidente Marsilio».
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