«Palazzo Novecento, beffati dal Comune»

L’immobile senza più licenze per una guerra di contenziosi. L’imprenditore Nasuti: i permessi erano regolari
LANCIANO. «Sarebbe stato più facile far fallire la società, vendere la villa e intascare i soldi. Invece i soci hanno firmato fidejussioni personali a garanzia degli inquilini, e oggi li stanno risarcendo, perché erano certi della correttezza, della serietà e della trasparenza dell’intervento urbanistico intrapreso, che era stato approvato dal consiglio comunale. A parlare sono le carte». Sebastiano Nasuti, prima commercialista e ora legale rappresentante della Dnd Immobiliare, ribadisce la buona fede dell’impresa costruttrice di Palazzo Novecento, che nei giorni scorsi ha citato in giudizio il Comune. Dopo 19 anni di cause e l’elegante palazzina ormai acquisita al patrimonio comunale, la vicenda è tornata sotto i riflettori per il maxi risarcimento, 2 milioni 800mila euro, chiesto dalla società.
Le carte, di cui l’amministratore parla, sono le delibere del consiglio comunale, datate 1996 e 1997, con cui è stato approvato il piano di recupero del patrimonio esistente in via De Titta; le concessioni edilizie rilasciate, previo parere favorevole della commissione, nel 1998 e nel ’99; l’autorizzazione di abitabilità ottenuta nel 2001. «Tutti documenti rilasciati in modo legittimo e trasparente», sottolineano dalla Dnd, «se ci fosse stato da favorire qualcuno, i tempi sarebbero stati più brevi». Anche un’indagine della finanza, all’epoca, non scovò niente. «E pensare che è partito tutto come un intervento di riqualificazione», sottolinea Nasuti, «quell’area era nel degrado, piena di siringhe. L’intento era di fare anche qualcosa di positivo per la città».
L’11 maggio 1998 venne stipulata una convenzione che prevedeva la cessione gratuita del 40% della superficie di proprietà della Dnd (774 metri quadrati) al Comune. Il progetto iniziale, poi, prevedeva la palazzina a 5 metri dal confine, ma fu proprio l’ente a imporre la costruzione sul confine perché venisse rispettato il comparto previsto dal Prg. Un intervento simile è stato realizzato successivamente non molto lontano da via De Titta, in via Del Mancino. «A quel punto il Comune avrebbe dovuto imporsi e trovare una soluzione con il privato per il bene delle famiglie», ribadiscono dalla Dnd. Oggi, invece, sono rimasti tutti con un pugno di mosche in mano: gli inquilini hanno perso la casa, il confinante non ha ottenuto la demolizione della palazzina, la società ha avuto perdite e mancati guadagni e il Comune ha una citazione per danni.

