Pasticcio Tari, 2 milioni di euro non dovuti

1 Agosto 2019

Per i consiglieri di maggioranza e opposizione in bolletta finiscono costi che non dovrebbero esserci

CHIETI. Dopo i dubbi del consigliere di maggioranza Mario De Lio (Udc) sui rincari Tari, a portare la questione in consiglio comunale è stato ieri il capogruppo del movimento 5 Stelle Ottavio Argenio. Mentre De Lio è ancora in attesa delle spiegazioni chieste sui rincari (tanto è vero che ieri non ha votato la delibera sulla salvaguardia degli equilibri di bilancio), Argenio e la collega Manuela D’Arcangelo la spiegazione ai dubbi di De Lio se la sono già data: a provocare i rincari delle bollette della tassa sui rifiuti sono i quasi 2 milioni di euro (precisamente 1.942.399 euro) che non potrebbero essere chiesti ai cittadini. Per due motivi: il primo è che debiti pregressi, come questi relativi al 2013 fino al 2018, non possono essere caricati sul piano tariffario dell’anno in corso (su cui potrebbero essere caricati solo quelli del 2018), il secondo è che quota parte dei 2 milioni, precisamente 1.234.932, 11 centensimi di euro, è già stata fatta pagare ai cittadini, essendo stata inserita nel piano tariffario Tari 2017. E quindi il Comune starebbe facendo pagare ai cittadini due volte la Tari.
Del problema Argenio ha anche interessato il collegio dei revisori dei conti, che però non ha risposto.
In aula ha invece risposto il sindaco Umberto Di Primio, secondo cui l’impossibilità di caricare oneri pregressi nel piano tariffario Tari dell’anno in corso è solo una interpretazione di alcune sezioni regionali della Corte dei conti. Di Primio, inoltre, ha detto di aver chiesto agli uffici notizie sulla correttezza degli importi caricati nel piano tariffario e gli uffici hanno risposto che è tutto corretto.
La risposta non ha soddisfatto i due consiglieri pentastellati che temono che una posta di 2 milioni di euro iscritta in entrata in bilancio, se fosse sbagliata, potrebbe falsare gli stessi bilanci. E visto che i revisori dei conti non smentiscono questa previsione, è scattato l’allarme.