Pedofilia su internet, indagato 70enne

28 Marzo 2019

Pensionato che vive a Chieti accusato di associazione a delinquere: scambiava su Skype file osceni che ritraevano minori 

CHIETI. Le immagini e i video dell’orrore giravano via Skype. Un pensionato teatino di 70 anni è accusato di far parte di un’associazione per delinquere finalizzata alla detenzione e divulgazione di materiale pedopornografico. L’anziano, che vive a Chieti, è indagato insieme ad altre 34 persone nell’ambito di un’inchiesta della procura distrettuale della Repubblica di Trento. Il pubblico ministero Davide Ognibene ha firmato la chiusura delle indagini, l’atto formale che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. I pedofili che agivano su internet, si legge sul capo d’imputazione, «si associavano tra loro allo scopo di diffondere e scambiare vicendevolmente video e foto riproducenti materiale pornografico realizzato utilizzando minori». Più nel dettaglio, secondo il pm, «condividevano plurime riproduzioni fotografiche e video di minori ripresi in atteggiamenti osceni ed erotici e nel compimento di atti sessuali espliciti». Gli indagati si servivano di «varie piattaforme comunicative fra le quali anche Skype, talora mediante la predisposizione di un’apposita rubrica in comune».
Gli accertamenti della polizia postale sono scattati dopo la perquisizione a casa di un uomo di 39 anni, residente in provincia di Bolzano, che nascondeva in un hard disk circa 500 immagini e 500 video a «carattere pedopornografico». Analizzando le chat trovate sui suoi computer, gli investigatori hanno ricostruito la rete degli orchi «virtuali». È così venuta a galla «un’enorme quantità di conversazioni dalle quali è emersa la morbosità degli interlocutori nei confronti di pratiche sessuali con minorenni». Il 39enne altoatesino ha intrattenuto rapporti telematici con persone residenti in tutta Italia: Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Lazio, Abruzzo, Puglia, Campania, Sicilia e Sardegna.
Scrive la Polpost di Bolzano nell’informativa con cui ha ottenuto una raffica di decreti di perquisizione: «Non si può escludere che tutti i soggetti identificati, pur non conoscendosi tra loro, ma utilizzando i medesimi strumenti per la diffusione del materiale e partecipando in modo attivo con l’invio di file, rappresentino una forma di associazione criminale dedita alla detenzione e diffusione di file pedopornografici nonché di notizie utili all’adescamento e di qualsiasi informazione finalizzata alla pratica della pedofilia». E questa volontà degli indagati, oltre ad essere «esplicita», è risultata anche «reiterata nel tempo». Il pensionato di Chieti, stando a quanto accertato dalla polizia, ha scambiato 59 file. Adesso gli indagati hanno venti giorni di tempo per presentare memorie, produrre documenti e chiedere di essere interrogati.
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