Perseguita la moglie, 32enne condannato
Pena di un anno e mezzo per un marito violento: dovrà anche risarcire la donna con 8mila euro
CHIETI. Un anno e mezzo di reclusione (pena sospesa) e il pagamento di 8mila euro di risarcimento danni. È la condanna inflitta dal giudice Andrea Di Berardino ad A.L.V., 32 anni di Chieti, accusato di atti persecutori e lesioni personali aggravate nei confronti della moglie dalla quale si stava separando. Il pm d’aula Sergio Di Feliciantonio aveva chiesto due anni.
Aggressioni fisiche, morsi, minacce, pedinamenti e molestie telefoniche: così l’uomo avrebbe trasformato in un inferno la vita della donna. Gli atti persecutori, si legge sul capo d’imputazione formulato dal sostituto procuratore Lucia Anna Campo, sono andati avanti dal 17 settembre al 10 dicembre del 2018. Dopo aver lasciato la casa coniugale, il marito avrebbe molestato e minacciato la moglie di 29 anni «telefonandole ripetutamente e inviandole numerosi messaggi telefonici». Alternava parole d’amore e inviti a tornare insieme a ingiurie pronunciate anche davanti alla loro figlioletta di 6 anni. L’imputato spesso chiamava la donna sul telefonino pretendendo di sapere dove e con chi fosse. Poi sono cominciati i pedinamenti e gli appostamenti sotto casa della presunta vittima e nei pressi del bar dove lei lavorava. In due occasioni il 32enne si sarebbe recato a casa della moglie suonando ripetutamente il citofono e urlando con la pretesa di vedere la figlia. Le continue telefonate, «anche in orario notturno», sono proseguite «sebbene il 19 novembre del 2018 all’imputato fosse stata applicata la misura cautelare che gli impediva non solo di avvicinarsi alla vittima ma anche di comunicare con la stessa». Ecco perché, dopo un’ulteriore denuncia della donna che si è presentata ai carabinieri con gli screenshot dei messaggi ricevuti, per il 32enne sono scattate le manette. In una circostanza l’uomo ha anche ferito la moglie «prendendola per il collo, mordendole la mano destra e scaraventandola a terra».
Secondo la difesa, rappresentata dagli avvocati Vittorio Supino e Flavia Di Marzio, i fatti si sono svolti nell’arco di un mese e mezzo e non sussistono i presupposti per il reato di stalking. Inoltre, stando sempre alla tesi difensiva, l’uomo ha contattato la ex perché voleva vedere la figlia e non per gelosia. L’imputato presenterà ricorso in appello. (g.let.)
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