Pesci morti per una rete abusiva nel Sangro

Torino di Sangro, la scoperta dell’Arci pesca: «Opera di bracconaggio, ma i controlli non ci sono»
TORINO DI SANGRO. I fiumi abruzzesi in balia di persone senza scrupoli che saccheggiano e devastano il patrimonio ittico e naturalistico. Accade questa volta sul fiume Sangro, a Tortino di Sangro, dove sabato scorso una pattuglia di agenti ittici dell’Arci pesca Fisa del comitato provinciale di Chieti ha rinvenuto una rete sommersa nelle acque, nel corso di una delle consuete perlustrazioni che il sodalizio effettua sui fiumi e corsi d’acqua abruzzesi. La rete, abusiva e molto probabilmente posizionata da bracconieri, intrappolava moltissimi pesci di diverse taglie. Purtroppo molti dei pesci imprigionati nella enorme rete sono stati rinvenuti morti, probabilmente anche da diversi giorni visto lo stato di deterioramento. La rete, nella fase di recupero, si è danneggiata in maniera irrimediabile, tanto da evitare agli agenti di dover redigere il verbale di rinvenimento e sequestro contro ignoti. «La situazione è allarmante», commenta Giuseppe Zappetti, presidente provinciale Arci Pesca, «siamo di fronte a continue e ripetute azioni di bracconaggio da parte di gente scellerata e senza scrupoli. I controlli, per contrappasso, sono invece praticamente nulli a causa della mancanza del personale preposto». L’Arci Pesca, presente da anni sul territorio, è un’associazione di volontari composta da 37 guardie particolari giurate con mansioni di sentinelle ittiche ambientali che controllano costantemente l’ambiente ittico fluviale di un’ampia parte del territorio provinciale che coinvolge fiumi e corsi d’acqua. L’associazione ha collaborato in passato anche con l’istituto di ricerca Mario Negri Sud. (d.d.l.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

