Pilkington lunedì riparte ma le incognite sono tante

18 Marzo 2022

San Salvo. L’azienda riprende le attività dopo il fermo di 7 giorni per il caro energia Di Cola (Filtcem-Cgil): vedo lontana la soluzione dei problemi con la guerra in corso 

SAN SALVO. Lunedì Pilkington riparte dopo una settimana di fermo a causa dei costi lievitati dell'energia elettrica. Ripartenza con il freno a mano per lo stabilimento satellite di Primo srl che produce parabrezza. Posticipata la ripartenza per tre turni. La situazione nella fabbrica di Piana Sant'Angelo resta critica. Tutte le aziende energivore come Pilkington, Primo e Assovetro hanno chiesto aiuto al governo. Vanno trovate soluzioni. Il colosso vetrario ha deciso di fermare la produzione per una settimana, per evitare il tracollo. Lunedì si riparte ma con un grosso punto interrogativo. I sindacati chiedono alla politica di fare fronte comune con le imprese.
«La decisione della Pilkington di fermarsi è un grido d'aiuto», affermano i sindacati. D’accordo con Cgil, Cisl e Uil è Confartigianato. «Gli effetti della guerra potrebbero portare alla chiusura di molte aziende», afferma l'associazione. All'escalation dei prezzi si aggiunge la mancanza di materie prime. La guerra in Ucraina sta peggiorando lo stato di salute delle imprese. Pilkington, che era appena riuscita a trovare una soluzione alla crisi con i cosiddetti “contratti di espansione”, non esclude di doversi fermare ancora. Tutto dipende da quello che sarà deciso a Roma.
«Il mio timore», ha commentato Emilio Di Cola, segretario della Filtcem Cgil, «è che la soluzione appare lontana. Ad oggi non si vedono prospettive positive neppure a lungo termine. Alla già conclamata crisi economica del settore automotive, prima si è aggiunta la pandemia, poi la mancanza di materie prime e dei semiconduttori. Adesso è arrivato questo conflitto armato che destabilizza tutti i mercati europei».
Pilkington non è l'unica azienda vetraria che si ferma. In Veneto si sono fermati tutti gli artigiani e gli industriali del vetro. «L'attacco della Russia all'Ucraina», ricordano i sindacati, «ha avuto l'effetto di uno tsunami sul prezzo dell'energia, andato così in alto da richiedere misure drastiche come appunto quella del fermo produttivo». Per i sindacati la crisi rischia di estendersi a macchia d'olio anche ad altre realtà, provocando poi un effetto domino sull'indotto. In passato Pilkington ha avuto altri momenti di crisi ma sono stati superati grazie alla concertazione con il governo. Questa volta è diverso. La guerra rappresenta una grande incognita. Nessuno sa quanto durerà e nel frattempo cominciano a venir meno le materie prime, dal legno al grano. Poi vengono meno le vendite in Russia e Ucraina di macchinari e prodotti locali. (p.c.)
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