Policlinico, a dicembre parte il trasloco

15 Ottobre 2014

Intervista a Zavattaro: «Siamo pronti, in sei mesi sposteremo venti reparti nel polo cardiologico, ci costerà 30 milioni»

CHIETI. «Chi lo ha detto che siamo fermi?», così comincia l’intervista al manager Asl confermato dalla Regione. Francesco Zavattaro può rimanere a Chieti fino al 2018: ha tutto il tempo a sua disposizione per trasferire venti reparti, dai corpi C, E ed F del malandato policlinico, salvandoli dal pericolo-crollo, e per mettere in cantiere il nuovo ospedale, da 200 milioni di euro, realizzato da privati, al quale non il dg non rinuncia affatto.

Manager Zavattaro, è vero che l’ospedale a rischio è stato dimenticato?

«No. Chi lo ha detto che siamo fermi? A dicembre apriremo il polo cardiologico qui accanto. I collaudi sono terminati. Manca pochissimo».

Ma sono anni che si parla di traslochi imminenti. E’ un altro annuncio?

«Non è un annuncio. Anzi, posso dire che in sei mesi riusciremo a completare il trasferimento dei reparti. Sarà complesso e costoso, ma questa volta ci siamo».

Quanto complesso e quanto costoso?

«Il palazzo è composto da undici piani, ciascuno dei quali accoglierà uno o due reparti come rianimazione, sale operatorie, unità di terapia intensiva cardiologia o pediatria. Il trasferimento di ciascun reparto ci costerà un milione di euro. La spesa finale quindi sarà di venti se non trenta milioni perché, in alcuni casi, sarà impossibile chiudere da una parte e aprire dall’altra. Non possiamo interrompere il servizio quindi dovremo creare reparti doppi per garantire continuità dell’assistenza. Accadrà per la rianimazione.

Per di più la legge regionale 32 prevede che, in caso di traslochi, i nuovi locali debbano essere a norma per l’accreditamento. Così dovremo spendere altri soldi per impianti di tecnologia moderna e gli arredamenti dell’enorme struttura che stiamo per aprire».

Che è costata un’infinità di soldi pubblici tanto che la chiamano la Salerno-Reggio Calabria della sanità teatina.

«Le assicuro che il costo finale non è lievitato. La mia Asl non ha speso un euro di più, rispetto ai 22 milioni previsti, per le varianti in corso d’opera».

Ci hanno fatto notare anche grandi sbarre d’acciaio, lunghe otto metri, stoccate nei corpi a rischio del vecchio ospedale. Sono la soluzione-tampone per scongiurare crolli?

«No, servono ad altro. Il policlinico di Chieti è un ospedale di vecchia concezione. Ha bisogno di nuove tecnologie che saranno installate grazie a quelle sbarre».

Un’ultima curiosità: i primari sono d’accordo o litigheranno per occupare gli 11 piani del polo cardiologico?

«Le rispondo con una frase: non c’è alcun margine di trattativa. I primari dovranno solo adeguarsi»

Infine veniamo a lei: la giunta D’Alfonso le ha dato fiducia riconfermandola alla guida della Asl fino al 2018: da oggi ha tre anni e mezzo di tempo davanti a sè. Quali sono le sue priorità?

«Al primo posto il trasloco. Eppoi chi lo ha detto che il progetto di un nuovo ospedale è tramontato? L’unica strada percorribile, di questi tempi, è la sinergia tra pubblico e privato. Anche il presidente D’Alfonso ne è convinto».