Porto in attesa del rilancio «Basta perdite di tempo»

31 Maggio 2019

L’associazione degli imprenditori dello scalo marittimo incalza il Comune «Presto le opere previste per evitare il rischio di fuga delle multinazionali»

VASTO. «La salute del porto di Vasto può solo portare benefici all’economia e all’ambiente del Vastese». A ribadirlo al termine di un nuovo summit sono i componenti dell’associazione Oasi smentendo con sdegno presunti fenomeni di erosione legati al dimensionamento del porto di Vasto. «Esprimere giudizi legati allo sviluppo e alla sostenibilità ambientale di Vasto, non rispondenti a verità, è dannoso per tutta la comunità. La speranza è che l’amministrazione comunale, senza perdere altro tempo, e considerando i rischi di fuga dei colossi industriali, voglia tutelare i piani e i programmi già approvati promuovendo in concreto le giuste mediazioni che abbiano come finalità esclusiva la salvaguardia di tutti gli interessi coinvolti, pubblici e privati. La riqualificazione del porto di Vasto è alla base dello sviluppo infrastrutturale di un’area depressa, con un tessuto imprenditoriale bisognoso di una logistica efficiente e dinamica. I lavori di potenziamento del porto sono previsti dal piano regolatore, approvato nel gennaio 2014, e sono accompagnati da importanti studi tecnici e procedure per la valutazione ambientale strategica e la valutazione di incidenza ambientale. Tutte le analisi esperite», affermano gli imprenditori, «hanno ampiamente dimostrato che le opere marittime previste non introducono elementi di impatto negativo sulla morfodinamica dei litorali vicini al porto. Al contrario, gli studi hanno dimostrato ben altro, evidenziando che la falcata sabbiosa, oggi presente nel tratto del litorale, che si sviluppa per oltre un chilometro a ponente di Punta della Lotta, si è formata proprio in seguito ai lavori di realizzazione e prolungamento dello stesso molo (creando la spiaggia di Punta Penna. A tal proposito», ricorda Oasi, «è stato redatto un voluminoso dossier, validato da professionisti di competenza internazionale, in materia di ingegneria marittima e ambientale».
Dopo aver smentito che la scogliera realizzata recentemente dalla Inmare è da considerare come un primo intervento di difesa litoranea di Vasto, l’associazione Oasi ricorda che già dal 2004 al 2008 la Regione realizzò una scogliera frangiflutti sommersa a 1.500 metri a sud di Punta Penna. «Ricordiamo, infine, che lo sviluppo del porto passa attraverso uno strumento approvato da Comune, consiglio regionale, Consiglio superiore dei lavori pubblici e Autorità marittima».
L’associazione fa quindi sapere che sta vagliando con i propri legali le dichiarazioni e le notizie infondate rese da alcuni ambientalisti ed è decisa a costituirsi in ogni sede a tutela degli associati che esercitano la propria attività nel rispetto delle norme vigenti.
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