Pozzo demolito finisce dal giudice

22 Dicembre 2014

Ripa Teatina, la singolare storia dell’agricoltore che vuole far causa al Comune

RIPA TEATINA. Chiede l'intervento del Comune per ottenere la ridefinizione di una strada che lambisce il suo vigneto, al centro di contesa con il vicino. Ma dal municipio per tutta risposta inviano una squadra di vigili urbani e operai che spostano il percorso verso la sua proprietà e gli distruggono il pozzo da cui attinge l'acqua per irrigare le coltivazioni. Il coltivatore diretto, che trae unicamente dal lavoro nei campi il suo reddito, è Roberto Micomonaco, mentre il vicino è il consigliere comunale di minoranza Fernando Zuccarini. Da ordinaria lite tra confinanti ora la questione si trasforma in una controversia destinata al tribunale. A difendere il contadino nelle aule giudiziarie sarà l'avvocato Antonio Di Biase, ex sindaco di Tollo. «L'incarico al mio legale», spiega il contadino, «l’ho deciso per denunciare il Comune per abuso d'ufficio e danneggiamento, in quanto lo stesso Comune non avrebbe potuto, trattandosi di strada vicinale ormai da anni, quindi con funzioni per l'ente limitate alla sola manutenzione, esercitare alcun atto sulla mia proprietà e dovendo in ogni caso attendere l'esito del giudizio civile per modificare lo stato di fatto di quei luoghi. Da circa 35 anni, infatti», annota Micomonaco, «la strada seguiva il percorso che qualche giorno fa è stato modificato arbitrariamente col pretesto di riportarlo nella posizione in cui figura nelle mappe catastali. Ma si tratta di un assurdo illogico e illegittimo», prosegue il racconto, «dal momento che di quel tracciato risalente al secolo scorso aveva preso atto lo stesso Comune, che difatti insieme alla Provincia autorizzò il mio pozzo artesiano da cui ho sempre attinto, e che oggi hanno reso inutilizzabile per sempre tanto che chiederò i danni subiti e che continuerò a subire».

Pozzo distrutto e spazio liberato in favore della proprietà del consigliere Zuccarini sono il risultato della mossa del Comune. «Che però ha ignorato un fatto semplice», riprende Micomonaco, «in quanto la strada non è più comunale da anni, e perciò l'ufficio tecnico non aveva il titolo di ordinare un intervento che modifica il luogo».

Di Biase rivolge indirettamente un appello al sindaco Ignazio Rucci e all'amministrazione comunale.

«Capisco che l'ufficio tecnico si muove in autonomia rispetto all'organo politico comunale», annota, «ma in capo all'amministrazione rimane la funzione di controllo sull'operato dell'organo tecnico, soprattutto in casi come questo, in cui si mette in forse il futuro di un'azienda, cioè una risorsa economica per la comunità».

Francesco Blasi

©RIPRODUZIONE RISERVATA