Prende il reddito di cittadinanza ma è stato condannato già 11 volte

In manette un 24enne che semina il panico al bar e poi aggredisce i carabinieri: «Adesso vi ammazzo» In casa aveva mazze chiodate e pugnali. E in aula l’arrestato racconta: percepisco il sussidio statale
FILETTO. Condannato già 11 volte nonostante la giovane età, percepisce 500 euro al mese di reddito di cittadinanza. È la storia di Alessio Fanci, 24 anni, arrestato venerdì dai carabinieri del nucleo operativo e radiomobile di Chieti dopo un pomeriggio di violenza e minacce a Filetto. «In questo paese vi faccio tutti fuori, prendo la pistola e vi sparo»: così il ragazzo, originario di Lanciano, ha iniziato a insultare il proprietario del bar e gli anziani che erano in piazza. Poi, se l’è presa anche con i militari intervenuti per bloccarlo, tentando di colpirli con una mazza chiodata e bruciando il polso del brigadiere con una sigaretta.
LE ACCUSE A quel punto Fanci è finito in manette con una sfilza di accuse: violenza e resistenza a pubblico ufficiale, minaccia aggravata e ricettazione. In casa nascondeva due grossi bastoni chiodati costruiti artigianalmente, un pugnale di 25 centimetri, una roncola, un coltellaccio da cucina, un taser funzionante e una cartuccia da fucile inesplosa. Il giudice Luca De Ninis ha convalidato l’arresto e disposto i domiciliari, considerando la gravità dei fatti e il rischio che l’indagato possa commettere reati analoghi, anche alla luce delle armi bianche sequestrate all’interno della sua abitazione. Alle spalle già undici precedenti penali, truffe comprese, Fanci ha riferito in aula di percepire attualmente il sussidio statale.
LE MINACCE Tutto comincia intorno alle 15 di due giorni fa, quando il proprietario del bar del paese telefona al 112 per segnalare la presenza di una persona minacciosa. Sul posto si precipitano i carabinieri del maggiore Massimo Capobianco e della tenente Maria Di Lena. Il titolare del locale racconta di essere stato minacciato di morte da Fanci perché si era rifiutato di dargli da bere: il giovane aveva iniziato a terrorizzare tutti dicendo di essere in possesso di una pistola e che avrebbe ammazzato i presenti. Neanche davanti ai militari il 24enne si calma, anzi: continua a infastidire i clienti e a sostenere che avrebbe usato un’arma contro di loro.
LA PERQUISIZIONE Per evitare qualsiasi problema, i carabinieri decidono di perquisirlo: accertato che è disarmato, il controllo si sposta alla vicina abitazione in cui vive insieme alla fidanzata. Fanci consegna spontaneamente le armi bianche che ha in casa, ma non la cartuccia calibro 20 inesplosa. Spunta anche un vaso con tre piantine di marijuana, mentre, all’interno di una scatola, nasconde una piccola quantità (meno di un grammo e mezzo) dello stesso stupefacente, pronta per essere consumata. Non solo: è in possesso anche di una patente di guida, una tessera sanitarie e tre carte di credito di proprietà di una donna e risultate rubate il giorno precedente a Pescara. Quando lo informano che la droga sarà sequestrata, il giovane va di nuovo su tutte le furie: in base all’accusa, aggredisce il brigadiere cercando di afferrare la più grande delle mazze per colpirlo e gli brucia il polso con una sigaretta. «Bastardi, fuori da casa mia: vi ammazzo», grida. A questo punto, su disposizione del sostituto procuratore Marika Ponziani, Fanci viene arrestato e messo ai domiciliari. Fin qui il pomeriggio di follia.
L’UDIENZA In tribunale, il giovane – assistito dall’avvocato Massimiliano Sichetti – prova a difendersi, sostenendo che non era sua intenzione fare del male ai militari, e chiede anche scusa. Ma il giudice considera non credibile il suo racconto e, su richiesta del pm d’aula Simonetta Aleo, conferma i domiciliari in attesa del processo in programma il 22 dicembre.

