Primo round a Di Primio

10 Maggio 2017

Corruzione, stralciata la posizione del sindaco. Gli altri 4 rinviati a giudizio

CHIETI. Per il sindaco Umberto Di Primio quella di ieri davanti al giudice Romano Garganella dell’Aquila è già una mezza vittoria. Nell’inchiesta sulla realizzazione di Megalò 3, il rinvio a giudizio arriva per gli altri quattro indagati (solo per alcuni capi d’imputazione) ma non per lui. Il giudice per le indagini preliminari ha infatti accolto l’eccezione di incompetenza per territorio sollevata dalla difesa di Di Primio, affidata all’avvocato Antonio Pimpini. Ciò significa che la posizione di Di Primio è stata stralciata e tutte le carte sono state rinviate alla Procura di Chieti che dovrà decidere cosa fare.
Il sindaco è accusato di corruzione. Per la Procura avrebbe favorito la realizzazione di Megalò 3, arrivando persino ad osteggiare quella del concorrente Megalò 2. Di Primio, sempre secondo le accuse, avrebbe ricevuto promesse di denaro dall’imprenditore Enzo Perilli al fine di favorire l’iter burocratico dell’intervento commerciale da realizzare a Santa Filomena nei pressi del centro commerciale Megalò. Anche Perilli (titolare della società che voleva costruire la struttura e comproprietario del terreno) difeso da Marco Femminella, è tra gli imputati nell’ambito dell’inchiesta condotta dagli uomini della Squadra mobile di Pescara e dalla Forestale e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia dell’Aquila. Con Di Primio e Perilli sono imputati anche Michele Colistro, l'ex segretario dell'Autorità di Bacino difeso da Marco Di Domenico, e due tecnici, Paolo Di Martino e Giovanni Melozzi, che hanno una posizione di minore importanza nell’inchiesta.
Perilli e Di Martino sono stati rinviati a giudizio solo per il capo A, vale a dire per il reato di smaltimento illecito di rifiuti. Colistro e Melozzi sono stati rinviati a giudizio solo per il capo che riguarda il falso e la truffa. Per i capi di imputazione che riguardano la corruzione, B e C, anche le posizioni di Perilli e Colistro sono state stralciate e rinviate a Chieti come per Di Primio.
«Sono contento per come sono andate le cose», dice il sindaco al termine dell’udienza, «ma la vera soddisfazione arriverà solo quando potrò dimostrare che non ho fatto nulla». Lo stralcio dell’ipotesi di corruzione, per il sindaco significa anche un’altra cosa: «È indice del fatto che il giudice ha ritenuto che non ho a che fare con il filone del reato ambientale, che resta di competenza all’Aquila. Una delle accuse a mio carico riguardavano, infatti, anche questo filone». Il sindaco ha anche presentato una memoria scritta, dieci pagine corredate da un faldone di documenti, per spiegare la sua posizione. «Sono la prova, a mio modo di vedere, della mia totale estraneità alla vicenda», dice, «ci sono documenti che sono stati sequestrati ma non attentamente valutati dal giudice e ci sono anche documenti nuovi, come le lettere che io stesso ho inviato alla procura, dove si vede che dico l’esatto contrario di quello che sostiene la procura. Ci sono, ad esempio, i permessi a costruire rilasciati a Sirecc, la società che voleva realizzare Megalò 2, e dunque non lo stavo ostacolando». (a.i.)