Profughi africani in paese I residenti non li vogliono

Schiavi, dovrebbero essere settanta destinati a un ex albergo-ristorante L’ex consigliere regionale Palomba: «Non ci sono le condizioni per accoglierli»
SCHIAVI DI ABRUZZO. Il paese si ribella all’arrivo di 70 profughi africani. «Su una popolazione che in questo periodo è di 140 abitanti dei quali il 70% anziani, significa stravolgere gli equilibri del paese», dichiara Paolo Palomba, ex consigliere regionale.
Palomba ieri sera ha partecipato a Roma a un summit di schiavesi che si è tenuto al ristorante dai Gracchi, un noto locale della Capitale. «Si è fatto a Roma proprio perché la maggior parte dei cittadini di Schiavi abita a Roma», spiega Palomba. «In paese sono rimasti gli anziani e sono molto preoccupati per quello che accade», afferma l’ex consigliere.
Il sindaco Luciano Piluso, però, getta acqua sul fuoco. «Intanto il numero esatto dei profughi non è stato ancora comunicato e poi il Comune non può che prendere atto della decisione di un privato che dimostra di garantire la legalità e le norme igienico-sanitarie», afferma Piluso.
Schiavi non è l'unico comune dell’Alto Vastese scelto per ospitare profughi africani. Oltre a Schiavi ci sono Castiglione Messer Marino, Palmoli e San Buono. Gli ospiti, stando a quanto deciso dalla cooperativa sociale Matrix di Vasto, andrebbero in un edificio di località Monte Pizzuto che anni fa ospitava un ristorante albergo. La struttura è stata ristrutturata e attualmente dispone di una trentina di stanze. L’intero costo dell’accoglienza è affrontato dalla prefettura e il Comune non spenderebbe nulla.
«Non va bene ugualmente. Il numero indicato è sproporzionato. Non si può sconvolgere l’equilibrio di una comunità. Noi non ci stiamo e siamo pronti a manifestare», afferma Paolo Palomba. «La popolazione di Schiavi non è razzista. Ma in ogni cosa va usato il buonsenso. Non è possibile trasformare i piccoli comuni montani in rifugio per gli extracomunitari. Perderebbero la loro identità oltre a creare nei più anziani preoccupazioni e perplessità».
Palomba parla a nome di molti concittadini della vallata del Trigno. «Ovviamente la speranza è che ci sia ancora tempo per discutere e valutare attentamente la questione. In caso contrario metteremo in atto forme di protesta, anche clamorose. In ogni scelta vanno sempre prese in considerazione e mai dimenticate le esigenze della popolazione locale», conclude Palomba. (p.c.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA

