Pugni per l’elemosina, 4 anni di carcere

Condannato un uomo che ha aggredito una mendicante. «Mi ha sfilato i soldi da una tasca e colpito alla testa»
CHIETI. Le ha rapinato i soldi dell’elemosina, per la precisione 39 euro, prendendola a pugni dentro l’autobus. Dosan Mihai, 49enne romeno, è stato condannato a 4 anni di carcere dal giudice Chiara Di Gerio per l’aggressione nei confronti di una connazionale. La sentenza arrivata tre giorni fa si riferisce a un episodio avvenuto a Chieti il 29 settembre del 2017. L’imputato, difeso dall’avvocato Gaetanina Angelucci, dovrà risarcire con 1.500 euro la donna di 53 anni, assistita dall’avvocato Tullio Zampacorta. L’ipotesi è che l’episodio si inserisca in una sorta di guerra tra mendicanti: rapinatore e vittima, che vivono entrambi di elemosina, si conoscono da anni.
Quel pomeriggio i due si trovano sull’autobus di linea che collega Pescara a Chieti. Il putiferio si scatena all’altezza dell’ospedale. Mihai si avvicina alla donna e le sfila da una tasca 39 euro. In un primo momento, lei non si accorge di nulla, ma a richiamare la sua attenzione è una passeggera. Ormai scoperto, l’uomo colpisce la vittima con «più pugni alla testa», come è ricostruito nel capo d’imputazione, per guadagnarsi la fuga. A distanza di qualche secondo, infatti, l’aggressore scende alla fermata del bus e scappa, facendo perdere le sue tracce. La denuncia negli uffici della questura viene formalizzata a distanza di un paio di giorni. Ad occuparsi delle indagini sono i poliziotti della squadra mobile, che raccolgono indizi e testimonianze che incastrano Mihai.
La vittima, insieme al marito, risulta parte offesa in un altro processo – attualmente in corso davanti al tribunale di Pescara – che vede alla sbarra lo stesso Mihai per tentata estorsione, rapina e lesioni personali aggravate. In questo caso l’inchiesta è scattata quando la 53enne, davanti alla polizia, ha raccontato di essere stata aggredita mentre si trovava alla fermata dell’autobus di piazza Duca. La vittima ha poi precisato che l’uomo, da circa cinque anni, minacciava sia lei che il marito perché chiedevano l’elemosina: Mihai, anche lui «dedito all’accattonaggio», pretendeva che i due lasciassero libera la zona oppure «che gli versassero parte dei proventi». Scrive il pm Valentina D’Agostino: «La donna ha riferito che Mihai la obbligava a consegnare 50 euro a settimana se voleva rimanere a Pescara. Inoltre ha mostrato alla polizia documentazione sanitaria relativa a lesioni che, nel corso degli anni, aveva riportato a causa delle percosse dell’indagato».
Dichiarazioni analoghe sono state fatte dal marito. L’uomo ha raccontato che Mihai, già nel 2014, lo aveva preso a calci in pieno volto, tanto da causargli la frattura delle ossa nasali. Ma non aveva denunciato i fatti, raccontano sempre le carte dell’accusa, per timore di ripercussioni da parte di quell’uomo pronto a tutto pur «di eliminare “concorrenti” sgraditi».
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