Quando la solidarietà non ha età A 83 anni cuce le mascherine

9 Aprile 2020

Borrello, Maria confeziona i dispositivi di protezione per la casa anziani Sant’Antonio dove vive Lanciano, i fratelli Lorenzo e Giuseppe portano il pranzo di Pasqua al personale del pronto soccorso 

LANCIANO. Maria, Rosanna, Mariapaola, Lorenzo, Giuseppe. Sono i nomi che prende la speranza quando decide di omaggiare la vita. Piccole e grandi storie di solidarietà che resistono al coronavirus e ne fanno un'occasione per darsi da fare, per essere utili, per insegnare a stare al mondo nel modo migliore: pensando agli altri. Come Maria Di Loreto, che oggi compie 83 anni, ospite, assieme ad altri 30 anziani, della struttura Sant'Antonio a Borrello, centro con una storia di trent'anni di accoglienza dove lavorano molte donne del paese. La residenza è blindata all'esterno, per evitare che il virus arrivi fino ai più fragili. Ma Maria, che è stata sarta dei costumi della Scala, si dà da fare come se fosse a casa sua. Ha deciso di cucire mascherine di stoffa da regalare ai familiari del personale.
Anche Rosanna, che ha dovuto chiudere il suo negozio di estetica a Lanciano, cuce mascherine. «All’inizio, prima del blocco totale», racconta, «avevo regalato ad alcune mie clienti quelle che avevo e che dovevo utilizzare al lavoro. Poi a casa, per non avere solo pensieri negativi (l’attività ferma, una figlia che vive al nord con quelle cifre che ci sono lì di contagi e decessi), mi sono messa a cucire mascherine di stoffa. Me le hanno chieste altre clienti, per un piccolo supermercato, e tanti altri. Ho accontentato come potevo tutti. Quando ero ragazza ho fatto un corso di cucito. Ora mi sono finite le stoffe di cotone. La solidarietà mi ha aiutata ad avere speranza per ricominciare domani».
Claudio e Cinzia hanno dovuto chiudere il loro ristorante Taverna Anxa nel cuore del centro storico di Lanciano. Ma non si sono dati per vinti. Provano la strada della cucina di pesce con consegna a domicilio. I giovani figli della coppia, Lorenzo e Giuseppe, hanno dovuto tuttavia appendere al chiodo le camicie bianche da cameriere. Consegnano gli ordinativi indossando guanti e mascherine per dare ancora una mano ai genitori, ma a loro non basta. Vogliono aiutare anche chi tutti i giorni è impegnato nella lotta contro il virus: l’ospedale, i sanitari. «Pasqua è vicina», si sono detti, «dobbiamo fare qualcosa». E così saranno loro a portare a tutto il personale del pronto soccorso dell’ospedale Renzetti di Lanciano il pranzo di Pasqua con un menù di lasagne, carne e dolce.
E poi c'è Mariapaola Di Sebastiano, medico del 118 della Asl Lanciano-Vasto-Chieti, combattiva da sempre e impegnata in prima linea nelle battaglie ambientali: Ombrina, la centrale di stoccaggio gas a San Martino sulla Marrucina, l'elettrodotto Villanova-Gissi. Si è laureata in Medicina mentre i tecnici di Terna posavano gli ultimi tralicci. Non ha perso la corazza di chi sfidava i giganti come le multinazionali dell’energia e oggi quella forza le è tornata utile. Le serve per non abbandonare mai il campo e andare in giro, “vestita da marziana”, di giorno e di notte, con la neve di marzo, la tuta che qualche volta si strappa, nelle strade buie di montagna a visitare anziani. Sotto la tuta il sudore, gli occhiali che si appannano e il respiro che si spezza, Mariapaola cerca l'empatia con i suoi pazienti, anche così. Le persone le chiedono aiuto e lei, incrollabile, continua a darlo, oltre la fatica e la paura. Con gli occhi che cercano il sorriso anche in mezzo alla tempesta.
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