Quei nonni lontani trattati come neanche i parenti di Riina

Famiglia del bosco, l’editoriale del direttore: «I Pink Floyd, mezzo secolo fa, cantavano: “Leave them kids alone”. Bene, il tempo è venuto. Liberate i bambini, subito».
Metti che sei un nonno, anzi una nonna, e che i tuoi nipoti siano i bimbi della casa del bosco. Metti che sei partito dall’Australia per andare a trovare i tuoi bambini prediletti in Abruzzo. Per un attimo lascia perdere che hai speso tra i due e i tremila dollari di biglietti: la cosa a cui tenevi di più era vederli, abbracciarli, baciarli. Ma aggiungi che hai volato per 27 ore e 38 minuti da Sidney a Fiumicino. E che non puoi certo dimenticare che hai ottant’anni, e che non sei più un ragazzino. Immagina che arrivi a destinazione, sino alla fantastica casa famiglia che ospita i piccoli, e che non vedi l’ora di abbracciarli. Ti ci sono volute due ore e mezza di viaggio in auto dall’aeroporto di Roma. Ma quando finalmente sei a destinazione, sorpresa! Ti spiegano che il tuo tempo di visita è più restrittivo di quello che viene concesso ai familiari di un carcerato a Rebibbia. La disposizione che ti comunicano, infatti, prescrive questo: potrai incontrare i tuoi nipoti solo lunedì e venerdì. La prima volta insieme al padre, e solo per un’ora e mezzo. E potrai rivedere i piccoli giovedì, stessa ora, questa volta solo nonna e zia. Quindi: 3mila dollari, 30 ore di viaggio, per tre ore di visita. Adesso vi prego di leggere – nelle pagine in cui lo riportiamo – il comunicato diffuso dai responsabili di quella struttura ieri. Era scritto in una prosa da romanzo ottocentesco, ed esprimeva indignazione perché una ex dipendente della struttura (Dio la benedica) ha approfittato della libertà da qualsiasi ricatto professionale lavorativo che aveva appena ottenuto grazie al pensionamento, per raccontare a Claudio Giambene, bravissimo inviato della Vita in diretta (anche questa testimonianza la toccate dentro il giornale) alcune delle disposizioni di cui è stata testimone. Questa donna racconta di aver visto la madre dei bambini spesso in lacrime e talvolta sull’orlo del crollo, confinata ad un altro piano e il più delle volte impossibilitata a vedere i suoi figli anche in emergenza. Una madre bloccata da una porta chiusa. Isolata e trattata in modo ostile da tutti i dipendenti della struttura. Costretta a vivere una sorta di 41bis amministrativo (ovvero: non ratificato da nessuna sentenza). Questa madre, e suo marito, tuttavia, fino ad oggi, hanno accettato tutte le prescrizioni delle diverse autorità di sorveglianza. Non è servito a nulla. Il comunicato era così grossolano, aggressivo e imbarazzato (leggetelo) da non smentire nulla di ciò che la coraggiosa testimone aveva raccontato, mettendoci per giunta la sua faccia. E – se posso permettermi – era ipocrita e persino stupido, nel suo tentativo di edulcorare quello che è sotto gli occhi di tutti: perché se tu costringi un nonno che ha fatto un viaggio simile, ad un orario di visita che è inferiore a quello di un galeotto che ha sciolto un bambino nell’acido, come si può solo pensare che questa testimone abbia mentito? La smentita che non smentisce non è coerente con tutto quello che già sappiamo. L’immagine vivida del 41 bis (una metafora, ovviamente), invece, è perfettamente coerente con la filosofia punitiva che siamo costretti a denunciare in questi mesi. Anche costringere il padre ad una visita di un’ora e mezza a Natale era un provvedimento che ballava sul confine sottile tra l'inutilità e il sadismo. Anche quello era perfettamente coerente con la filosofia da 41bis. Ma si poteva ancora dire: caro Luca, questi considerano il padre e la madre come due pericolosi criminali, per questo li trattano peggio dei genitori spacciatori. Ma adesso chiedo, sinceramente, e vorrei che domani, chi ha preso queste decisioni avesse il coraggio di spiegarcele in una intervista, in una lettera o con una video testimonianza (pubblichiamo tutto in integrale). I limiti ai nonni e ai genitori, chi danneggiano di più? Non gli adulti, purtroppo. Prego l’assistente sociale, la presidente del Tribunale dei minori, i firmatari di quel provvedimento di spiegarci bene: quale pericolo rappresenta la nonna, esattamente. Quale problema sia se la nonna sta due ore invece che una.
E soprattutto: chi danneggia questa norma? Ovvero: a vostro avviso, chi state punendo con tanta severità? I genitori o i bambini? Perché è ingiusto punire entrambi. Ma di certo punire i bambini in nome della tutela dei bambini, non è più un errore. È un orrore. So che qualcuno mi chiederà: ma voi cosa c’entrate? Voi giornalisti di che cosa vi immischiate? Cosa ci guadagnate? La risposta è semplice: non guadagniamo nulla, ma crediamo che dare queste notizie, e chiedere conto di queste scelte, possa aiutare chi decide a capire che un limite di buonsenso e di civiltà è stato superato. Con la madre, da mesi. Con il padre, sempre, e a Natale in una modalità grottesca. Con i nonni e la zia, è stato infranto questa settimana. Ma ciò che mi porta a scrivere, con rabbia, è che il prezzo più grande di questo capriccio irresponsabile, come è evidente, lo stanno pagando questi bambini. Sarà bellissima per tutti, la struttura della casa famiglia. Per loro di certo no.
E allora voglio chiedere ai registi di questa architettura di precetti così inspiegabilmente penitenziaria. Metti che sei una nonna. Metti che sei una zia. Metti che sei un padre, una madre. Metti che non hai sepolto la tua sensibilità. Metti che hai un figlio, e un giorno pensi a come risponderebbe lui. Metti che sia un bambino, in una casa famiglia, e immagina che sia lui la vittima di questo 41 bis metaforico. Metti che sei vittima e non custode, metti che non hai dimenticato che stai esercitando il tuo potere in nome dello Stato, cioè di tutti noi. Caricati della sofferenza, del dolore, della responsabilità, pensa che nemmeno i parenti di Riina sono stati trattati come questi nonni. E metti fine a questo spettacolo indecente. Qualunque sia la colpa terribile che vi siete immaginati, la sofferenza è stata tale, che la vostra pena (qualunque fosse) ormai è estinta. I Pink Floyd, mezzo secolo fa, cantavano: Leave them kids alone”. Bene, il tempo è venuto. Liberate i bambini, subito.

