«Ragazzi, studiate per non cadere in mano alla mafia»

15 Marzo 2019

Lanciano, l’appello di don Luigi Merola a trecento studenti «Non credete ai falsi esempi in tv, i camorristi non sono miti»

LANCIANO. «L’unico anticorpo per la malattia chiamata “mafia” è lo studio. Ragazzi, unitevi e siate custodi del vostro territorio». È un uragano don Luigi Merola, con la sua verve e le battute in napoletano prova a scuotere le coscienze di 300 adolescenti, riuniti ieri nell’aula magna dell’Itis Da Vinci. Non sono certo i «ragazzi difficili» con cui ha a che fare a Napoli, con la sua fondazione ’A voce d’è creature che toglie i giovani dalle mani della camorra. Ma anche qui c’è bisogno di risvegliare il senso civico.
«Mettiamo una panchina o un segnale stradale e dopo qualche giorno li troviamo rotti. Si sta perdendo il senso civico», dice il sindaco Mario Pupillo. Il Comune ha organizzato l’incontro insieme alla Curia, al parroco di Sant’Onofrio, don Nicola, al preside Gianni Orecchioni e agli altri dirigenti scolastici. Presenti le classi terze delle medie e gli istituti superiori De Titta-Fermi e Da Vinci-De Giorgio. Il tema parte da una canzone di Lucio Battisti: «Come può uno scoglio resistere nel mare della delinquenza? La legalità non la possiamo insegnare, c’è bisogno di esempi», esordisce don Luigi, che racconta la sua vocazione dopo un campo estivo dove era stato mandato perché troppo litigioso, «facevo a botte ogni volta che qualcuno veniva preso in giro. Non entravo mai in chiesa. Voi ragazzi dovete cominciare a capire qual è il vostro ruolo nella società. La mafia colpisce quando le persone sono sole. Ma non ci dobbiamo scoraggiare se siamo in pochi: la Chiesa ha iniziato con 12 uomini».
Da ripudiare gli esempi negativi che arrivano dalla tv, come tronisti e camorristi mitizzati. No all’uso di droghe. «State lontani dalla droga, che è gestita dalla criminalità organizzata». La stessa che da 16 anni lo obbliga a vivere sotto scorta dopo due attentati. «Dovete cominciare a camminare insieme, facendo un patto educativo tra famiglia, scuola e parrocchia. Bisogna fare squadra», esorta i ragazzi don Luigi Merola, «dovete essere custodi del vostro territorio e dovete studiare, perché è l’unico anticorpo contro le mafie».
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