Rapina a Costantini Indagato si difende: «Errore di persona»

CHIETI. Un errore di persona. In altre parole: «Non sono io il palo della rapina al capo della Squadra mobile». Così, in sintesi, si è difeso il figlio del pentito della ’ndrangheta interrogato ieri...
CHIETI. Un errore di persona. In altre parole: «Non sono io il palo della rapina al capo della Squadra mobile». Così, in sintesi, si è difeso il figlio del pentito della ’ndrangheta interrogato ieri mattina nel carcere di Chieti dal Gip, Antonella Redaelli. Il 27enne G.M.C. (del quale non possiamo rivelare il nome per tutelare l’incolumità del padre) è stato arrestato a Francavilla la scorsa settimana con l’accusa di essere il complice del rapinatore, un albanese sparito nel nulla, che l’11 marzo scorso, sempre a Francavilla, entrò in casa del vicequestore Francesco Costantini (foto) ma, sorpreso durante il colpo, era riuscito a fuggire dopo aveva avuto una colluttazione con il poliziotto. Nella fuga aveva però perso il cellulare. Proprio dai tabulati telefonici, quindi da una serie di nomi, la polizia è risalita attraverso profili facebook, ai due indagati. Accusato di “concorso anomalo” nella rapina aggravata e difeso dall’avvocato Matteo Di Martino, il giovane calabrese ha però dichiarato di non possedere cellulari e di usare sempre telefonini di altre persone.

