Rapino riabbraccia la città: nel mio libro c’è Lanciano

Lo scrittore: «Tutti si complimentano, sembra di stare ancora a Venezia»
LANCIANO. Liborio è tornato a casa. Remo Rapino lo porta con sé per i vicoli e la piazza di Lanciano che fanno da sfondo al suo romanzo, fresco trionfatore al Premio Campiello di Venezia. Mani da stringere, il telefono che squilla all’impazzata, interviste da rilasciare: trascorre così il primo giorno a casa dell’autore di “Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio” (minimum fax). «Mi sembrava di stare ancora a Venezia», dice lo scrittore lancianese, «ho ricevuto un sacco di telefonate, ho fatto interviste con giornali e tivvù, collegamenti streaming. La battuta più bella l’ha fatta mio nipote Milo, 7 anni e mezzo, da Bologna: “Strano”, mi ha detto quando ha saputo della vittoria, “di solito quando faccio il tifo per qualcuno perde sempre”. Volevo riposarmi ma non ancora riesco. E ci sono tante prospettive per i prossimi giorni. L’11 ho una passeggiata nei luoghi liboriani con il Fai. Ma mi stanno chiamando tante associazioni, io sono a disposizione». Il 13 ci sarà un appuntamento anche nell’ambito delle Feste di Settembre. «Vorrei fare un incontro con i cittadini della mia città per raccontare questa esperienza più che parlare del libro», confida Rapino, «di tutto quello che è accaduto in questo viaggio dallo Strega al Campiello». Un percorso iniziato da Lanciano, anche se la città dove vive da anni e che lo ha visto prima professore, di storia e filosofia al liceo classico, e poi narratore e poeta non viene mai nominata. «Lanciano si riconosce da alcuni capitoli, dalle indicazioni di fatti storici e luoghi», spiega Rapino, «i Funai dove Liborio andava a scuola, la zona del Malvò, il bar Piccadilly, i vicoli e le cantine, la piazza che lui attraversa mentre la gente lo deride. È un personaggio letterario ma i fatti che gli accadono sono veri, ispirati a vicende di altre persone, a memorie, a fatti storici reali». Dalla proclamazione del vincitore, sabato sera, Lanciano si è unita in un moto di orgoglio e soddisfazione per un risultato stavolta non calcistico, ma letterario. «La gente ti saluta, ti riscopre, ti fa i complimenti», nota Rapino, «l’orgoglio per questa vittoria si trasmette come orgoglio della città, come attaccamento ad una comunità. Lanciano ha questa caratteristica, di trovare profonda unità ora attraverso le feste, ora attraverso la storia o la cultura. Dal senso di unità che si sta creando attorno a questo personaggio letterario, da come la gente ti parla, credo sia stato compreso che il mio è un libro d’amore, in senso largo, umano, che invita ad accettare il diverso, ad accogliere l’altro, un libro di porte aperte, non di muri alzati. Questo è stato premiato, il senso di solidarietà che deve unirci in momenti così difficili come quello che stiamo vivendo». Mentre lo scrittore 69enne è già al lavoro per scrivere il suo terzo romanzo, ambientato in un paese inventato del Sud Italia, il libro del “cocciamatte” Liborio va a ruba anche in città. «Si è venduto bene anche prima del premio», dice Ilaria Barbati, libraia, «ma adesso è il libro del momento. Sono già diverse volte che mandiamo a riprendere copie».
«Rapino è entrato nell’olimpo dei grandi scrittori, portando la storia di Liborio e il dialetto lancianese all’attenzione nazionale», commenta il sindaco Mario Pupillo, «il suo romanzo, in cui è riuscito a caratterizzare appieno la fragilità e il candore del protagonista, è diventato un caso letterario». «Per la prima volta riusciamo a comprendere che la cultura diventa volano del turismo e quindi dell'economia», sottolinea l’assessore Marusca Miscia, «l’importante, adesso, è accompagnare lo sviluppo turistico. Servono risorse per costruire un marketing territoriale dedicato, che non è più soltanto il Miracolo eucaristico e la Costa dei trabocchi, ma è la cultura e la letteratura. Non a caso Lanciano negli ultimi anni è diventata città che legge e con il “Maggio dei libri” gli eventi di letteratura si cominciano a strutturare. Il prossimo anno dovrà avere una cornice più importante, magari con un festival della piccola editoria».

