Reato estinto con i servizi sociali

22 Giugno 2017

Botte ad alcuni universitari che cantavano l’inno del Pescara: giovane riabilitato

CHIETI. Erano stati malmenati con una spranga di ferro solo per aver cantato l’inno del Pescara al termine di un concerto all’università d’Annunzio. È successo il 21 luglio del 2015 in via Pescara.
I quattro universitari di Scafa, Spoltore e Montesilvano si stavano dirigendo in un pub vicino all’università con alcune amiche quando furono malmenati da una decina di ragazzi teatini, solo perché, imbracciata una chitarra, tra le tante canzoni gridate in allegria, uno di loro ha intonato anche l'inno del Pescara calcio.
Il gruppetto era appena stato a un concerto nel campus universitario di via dei Vestini quando si è visto assalire dal commando violento.
L'aggressione è stata rapida, botte e destra e a manca con il tubo brandito come una mazza da baseball. Dalla cieca violenza sono state risparmiate solo le ragazze.
Poi gli assalitori sono scappati, alcuni sono saliti su una vecchia Fiat Panda di colore verde della quale una ragazza ha avuto la freddezza, nonostante gli attimi concitati, di prendere e fotografare la targa con il proprio cellulare. I ragazzi aggrediti se la sono vista brutta e sono finiti al pronto soccorso, con prognosi che andavano dai quattro ai sette giorni.
Del gruppo degli aggressori, quattro sono stati rintracciati dalla questura teatina e sono finiti a processo.
Uno di loro Fabio Cavallucci, trentunenne di Ripa Teatina, ha patteggiato la pena di 4 mesi. Altri due sono sotto processo con l’accusa di lesioni aggravate. Si tratta di Cristiano Di Girolamo, ventiquattrenne di Chieti, e di Luigi Pesce, ventiduenne anche lui di Chieti, per cui l’udienza è già fissata al prossimo 11 gennaio.
Per l’ultimo dei quattro, invece, ieri è arrivata una buona notizia. Il giudice Valentina Ribaudo ha sentenziato il non doversi procedere per estinzione del reato. Si tratta del ventottenne teatino Alessio Cirotti per il quale l’avvocato difensore Roberto Ferrone ha chiesto e ottenuto la messa alla prova.
Grazie ai servizi sociali svolti alla Caritas e alla relazione positiva dell’Ufficio esecuzione penale esterna, il ragazzo si è completamente riabilitato e il reato è stato estinto. «Sono molto soddisfatto per l’esito del processo», ha detto l’avvocato ferrone, «vuol dire che la scelta fatta all’inizio dell’iter processuale, sebbene molto complessa, si è rivelata alla fine perfettamente azzeccata. Il ragazzo aveva anche provveduto a ristorare, anche se in maniera minima, le quattro parti offese. Adesso ha cambiato vita». (a.i.)