Reperti archeologici in casa e nel garage: scatta il blitz in centro, geologo indagato

12 Novembre 2023

Un 47enne teatino è accusato di furto di beni culturali: finiscono sotto sequestro 60 monete e quasi 200 frammenti antichi L’ipotesi degli inquirenti: «Ha sottratto gli oggetti di epoca romana e medioevale dai siti presenti in Abruzzo e Basilicata»

CHIETI. L’accusa è pesante: furto di beni culturali, un reato punito con la reclusione da due a sei anni. Un geologo teatino di 47 anni è indagato in un’inchiesta coordinata dal procuratore capo della Repubblica di Chieti Giampiero Di Florio: polizia e carabinieri gli hanno sequestrato quasi 200 reperti archeologici e 60 monete antiche che custodiva nella sua casa in pieno centro storico e in un garage a poca distanza.
LA PROCEDURA
Tutto il materiale sarà ora sottoposto a un esame tecnico, dopo la nomina di un esperto, per accertarne l’autenticità. Ma l’indagine – condotta dalla squadra mobile teatina e dal nucleo dell’Aquila del comando per la tutela del patrimonio culturale – potrebbe avere presto una svolta e allargarsi ulteriormente. Martedì mattina, infatti, il pubblico ministero affiderà all’ingegnere informatico Davide Ortolano l’incarico di analizzare i tre computer, i due hard-disk e i due smartphone trovati in possesso dell’indagato: l’obiettivo è «ricostruire la circolazione e il possesso» dei beni nella disponibilità del professionista.
I SOSPETTI
La perquisizione è stata ordinata dalla procura perché, nel corso degli accertamenti preliminari portati avanti dai poliziotti, sono emersi fondati motivi per ritenere che l’uomo detenesse «centinaia di beni e reperti archeologici risalenti all’epoca romana e medioevale, presumibilmente sottratti in siti presenti in Abruzzo e in Basilicata».
IL BLITZ
Così, qualche giorno fa, gli investigatori della questura e gli specialisti dell’Arma hanno bussato alla porta del geologo, conosciuto in città per la sua professionalità e mai in passato finito nei guai per questioni giudiziarie. Le ipotesi degli inquirenti si sono dimostrate concrete. Nel box e nell’abitazione, infatti c’erano – oltre alle monete – 126 frammenti di «verosimile natura archeologica» (in piombo, in terracotta, uno riconducibile a un piattello in ceramica a vernice nera e fra fibule, bottini e ornamenti vari), tre ditali in metallo, una punta di freccia, 18 pallini di piombo per armi, una canna mitragliatrice, 49 ghiande missile in piombo, ovvero veri e propri proiettili usati dagli antichi contro i nemici, cinque anelli e una campanella. Il tutto era custodito in barattoli e scatole di legno e metallo. Sono stati trovati anche due metal detector, utilizzati per ricercare gli antichi resti, e gli strumenti impiegati per la pulizia dei reperti, ovvero una spazzola, una lente d’ingrandimento e un punteruolo. L’indagato, difeso dall’avvocato Monica D’Amico, avrà modo di respingere le accuse, fornire la sua versione dei fatti e nominare un proprio consulente per assistere agli accertamenti informatici che saranno affidati dopodomani negli uffici giudiziari di via Spaventa.
I PROSSIMI ACCERTAMENTI
Il prossimo passo dell’inchiesta sarà la nomina, da parte degli uomini dell’Arma, di un ausiliario di polizia giudiziaria per arrivare al definitivo riconoscimento del materiale sequestrato come «bene culturale di interesse archeologico, numismatico e paleontologico» e, di conseguenza, appartenente al «patrimonio indisponibile dello Stato».