Rimborsi “dimenticati” Condannata la Regione

Strade e assistenza a scuola, la Provincia vince la maxi causa da 2,6 milioni di euro Si chiude un contenzioso durato tre anni, e ora le sentenze diventano un caso politico
CHIETI. Vince la Provincia di Chieti in un’aula di tribunale e adesso la Regione Abruzzo deve pagare il conto: tre assegni per 2.630.089,74 euro. A tanto ammonta un contenzioso per i contributi promessi ma mai pagati che, da tre anni, mette la Provincia contro la Regione. E la Regione rischia di subire anche uno smacco politico: se non pagasse a stretto giro, il prefetto di Pescara dovrebbe vestire i panni di un “ufficiale giudiziario” per «provvedere al compimento degli atti necessari all’esecuzione». È questa la decisione del Tar con tre sentenze fotocopia.
RIMBORSI MAI PAGATI Il giudizio riguarda i rimborsi delle spese sostenute dalla Provincia «per l’esercizio delle funzioni non fondamentali e del mercato del lavoro», cioè i lavori di manutenzione delle strade, l’assistenza nelle scuole agli alunni disabili e la gestione dei Centri per l’impiego. Per queste funzioni, così dicono i giudici, la Regione non ha pagato quanto avrebbe dovuto e cioè coprire la metà delle spese fatte dalla Provincia: «Non si è provveduto a garantire l’erogazione del 50% del contributo risultando liquidate le sole somme stanziate in bilancio», dicono le sentenze. Ma è incostituzionale non partecipare alla metà di quelle spese, spiegano ancora i giudici: «La Corte costituzionale, con sentenza 275 del 2016, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 6 comma 2 bis della legge regionale 78/78 nella parte in cui stabiliva che l’erogazione del contributo del 50% restava garantita “nei limiti della disponibilità finanziaria determinata dalle annuali leggi di bilancio, e iscritta sul pertinente capitolo di spesa”» . La Regione è obbligata a pagare.
PD-CENTRODESTRA Il tira e molla giudiziario è iniziato nel 2018: in Provincia c’era già il presidente Pd Mario Pupillo mentre in Regione c’era Luciano D’Alfonso, oggi senatore del Pd. Uno strappo tra due istituzioni guidate dal centrosinistra: l’accordo bonario tra Provincia e Regione è stato tentato ma mai trovato. La Provincia chiedeva oltre 4 milioni di euro mentre la Regione ne offriva solo 995mila. E così Pupillo ha trascinato la Regione in tribunale senza pensare al fair-play politico. A dirimere la questione così ci ha pensato il Tar di Pescara e adesso, con la Regione diventata di centrodestra con il governatore Marco Marsilio di Fratelli d’Italia, Pupillo non farà un centesimo di sconto: la Provincia continua a bussare a soldi alla porta della Regione per mettere le mani su quei contributi mai ricevuti. Soldi che rimpinguerebbero casse vuote.
IL CONTO È SERVITO Si tratta di una fattura da 1.319.234,24 euro, un’altra da 995.071,97 e un’altra ancora da 315.783,53: il totale supera i 2,6 milioni senza contare gli interessi. Ma visto che nel 2018 la Provincia chiedeva un totale di 4.231.590,19 euro, potrebbero spuntare altri contenziosi con un epilogo probabilmente già scritto.
PREFETTO COMMISSARIO Le tre sentenze si basano su altrettanti decreti ingiuntivi: «Il credito invocato è assistito dai requisiti della certezza, liquidità ed esigibilità», ripete per tre volte il Tar. Per questo, le sentenze hanno accolto i ricorsi della Provincia ed è scattato l’obbligo per la Regione Abruzzo di dare esecuzione ai decreti ingiuntivi. E le sentenze vanno anche oltre: «In caso di ulteriore inottemperanza» da parte della Regione sarà il prefetto di Pescara, Giancarlo Di Vincenzo, a vestire i panni del commissario «che provvederà al compimento degli atti necessari all’esecuzione». La Regione è stata condannata anche al pagamento delle spese legali per 2.400 euro.
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