Sagifur dovrà bonificare il sito inquinato

Rapino. Il consiglio di Stato respinge il ricorso dell’ex conceria. Il sindaco: «Troppi casi di cancro»
CHIETI. Il consiglio di Stato, secondo il principio che «chi inquina paga», accoglie l’appello del comune di Rapino e, riformando la sentenza del Tar numero 457 del 2015, respinge il ricorso dell’ex conceria Sagifur, già giudicata colpevole in primo grado di disastro ambientale per aver inquinato le falde acquifere con sostanze cancerogene dal 2005 al 2011, e impone all’azienda di procedere con la bonifica del sito in via Madonna della Libera, mettendo in sicurezza l’area e predisponendo il relativo piano di caratterizzazione. La Sagifur è stata condannata anche al pagamento al Comune delle spese del doppio grado di giudizio per un importo complessivo di 15mila euro più spese accessorie.
All’indomani della sentenza, il sindaco di Rapino, Rocco Micucci, appare soddisfatto: «L’amministrazione ha sempre avuto ragione. Con questa sentenza si mette definitivamente fine ai tentativi di chi voleva far credere che la ex conceria Sagifur non fosse responsabile del gravissimo inquinamento con sostanze cancerogene delle nostre falde acquifere», rimarca. «Adesso non vi è più alcun ostacolo a che la società Sagifur proceda, a suo carico, alla messa in sicurezza della falda attraverso il piano di caratterizzazione del sito. Una bonifica necessaria per risanare l’ambiente compromesso dall’attività della ex conceria e restituire, si spera, la possibilità un domani di tornare ad utilizzare le falde acquifere. Certo non sarà mai abbastanza per ripagare le conseguenze sulla salute dei cittadini, che possiamo solo ipotizzare, alla luce dei tanti casi di cancro che hanno colpito i nostri cittadini».
La vicenda risale al 2005. Nel processo penale, i titolari della Sagifur erano stati condannati in primo grado a due anni e due mesi per disastro ambientale colposo, mentre l’appello ha dichiarato prescritti i reati, essendo passati ormai più di 10 anni. L’ex conceria Sagifur aveva presentato ricorso contro l’ordinanza che imponeva di «attivare tutte le necessarie misure di messa in sicurezza di emergenza della falda nel sito ubicato in via Madonna della Libera», oggetto di una relazione Arta, l’agenzia regionale per la tutela dell’ambiente dell’Abruzzo, confermata dall’Ispra e dal Ctu della Procura di Chieti, nonché «di predisporre il piano di caratterizzazione per quel sito da presentare al Comune stesso ed agli altri Enti competenti». (y.g.)
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