Salta la formazione, licenziato
La Corte di Cassazione legittima la decisione della Pilkington
SAN SALVO. I corsi di formazione fanno parte del curriculum lavorativo. Non seguirli è una scorrettezza che può costare caro: i dipendenti che li disertano rischiano di perdere il posto di lavoro se non riescono a giustificare l’assenza. È quanto ha sancito la Corte di Cassazione confermando il licenziamento di un dipendente Pilkington assente ingiustificato per ben due anni ai corsi di formazione. L’operaio avrebbe ignorato i corsi tenuti dall’azienda nel 2012 e nel 2013. Con la sentenza, la Cassazione lancia un messaggio chiaro: seguire i corsi è un obbligo. La Corte ha confermato il licenziamento «disciplinare per giusta causa» nei confronti del dipendente che operava nel settore Automotive. L’uomo non ha preso parte alla formazione obbligatoria prevista dall’accordo Stato-Regioni. In più è stata contestata la recidiva tenendo conto che le assenze si sono ripetute per due anni consecutivi. Il comportamento del lavoratore è stato ritenuto dai giudici della Corte di Cassazione «una grave violazione degli obblighi di diligenza e di fedeltà ovvero delle regole di correttezza e di buona fede, di cui agli articoli 1175 e 1375 del Codice civile, tale da ledere in via definitiva il vincolo fiduciario e di rendere proporzionata la sanzione irrogata». La formazione è importante per un lavoratore tanto quanto la frequenza. Saltare i corsi è ritenuto una grave scorrettezza, ma anche un comportamento che palesa il disinteresse del lavoratore verso le regole aziendali. Dopo il messaggio della suprema Corte, sicuramente sia nelle aziende pubbliche che in quelle private i dipendenti saranno sicuramente più «diligenti». (p.c.)

