San Francesco, appello Cgil sull’occupazione

2 Novembre 2021

Il sindacato: incredibile mettere 274 dipendenti in cassa integrazione in una fase importante per la sanità

VASTO. Autunno di crisi per centinaia di operatori socio sanitari del Vastese. Embleatico ciò che accade nell'istituto San Francesco, l'istituto della Fondazione Padre Alberto Mileno. Ben 274 dipendenti sono stati messi in cassa integrazione. La Cgil funzione pubblica lancia un nuovo grido d'allarme e invoca l'intervento della Regione e della Asl. «La cosa assurda», annota il sindacato, «è che la Fondazione Padre Alberto Mileno ha avviato la cassa integrazione per quello stesso personale sanitario a cui tutti i cittadini e le istituzioni, hanno chiesto e stanno chiedendo da due anni di tirarci fuori dall’emergenza e di prendersi cura delle persone fragili, malate e sole».
Il sindacato stigmatizza l'atteggiamento della Regione. «Le istituzioni regionali non sono affatto riconoscenti con quelle figure professionali definite nel momento del bisogno eroi e che hanno pagato anche un prezzo in termini di vite umane. Per loro, a oggi, non è stato destinato neanche un centesimo di indennità».
La Cgil denuncia quindi le conseguenze del ricorso agli ammortizzatori sociali e ribadisce il dissenso sulla gestione della cassa integrazione. «La Cig ha portato a chiudere due reparti di riabilitazione intensiva. Una scelta che preoccupa moltissimo i lavoratori e provoca grandi difficoltà in tante famiglie di Vasto e del Vastese che sono costrette, loro malgrado, a ricoverare i propri cari che necessitano di cure riabilitative, fuori regione». Il sindacato incalza: «nelle more della gestione dell’ammortizzatore sociale, va ribadita la necessità in questa fase ancora di emergenza Covid, di programmare una dotazione organica complementare che tenga conto delle assenze improvvise che possono verificarsi durante le giornate lavorative: come malattia, infortunio, lutto in famiglia, richiesta urgente di congedo parentale, legge 104, corsi di formazione, malattie dei bambini, eventuale positività al tampone Covid, e quarantene. Considerato il periodo piuttosto critico e la possibile terza ondata pandemica, è una scelta, a dir poco discutibile, quella di mandare a casa in questa fase emergenziale il personale infermieristico, ausiliario e operatori sanitari addetti all’assistenza di malati e utenti fragili. Siamo rammaricati», conclude la Cgil, «nel costatare che nessuna nostra proposta che va in questa direzione è stata presa in considerazione dalla direzione aziendale anche per una cronica mancanza di programmazione. Continuiamo ad attendere e sollecitare nuovamente una convocazione da parte della Regione e dalla Asl poiché riteniamo che debbano oggi essere affrontate, chiarite e risolte, in maniera celere e definitiva, tutte le problematiche in essere che, dal nostro punto di vista, rischiano di pregiudicare il futuro della Fondazione con ripercussioni sui livelli occupazionali e per gli utenti del territorio». (p.c.)
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