San Francesco, vertice in Comune sui tagli
Dopo l’annuncio dei 100 lavoratori in cassa integrazione i sindacati incontrano l’amministrazione
VASTO. Riunione d’urgenza ieri sera fra i rappresentanti sindacali dell’istituto San Francesco, l’amministrazione comunale e quella del centro di riabilitazione. Al centro della discussione i tagli regionali, i servizi e soprattutto il lavoro a rischio. I sindacati sono pronti a clamorose iniziative. I lavoratori temono che i nuovi tagli siano l’anticamera della soppressione dell’istituto. Fra qualche giorno è in programma un incontro delle organizzazioni sindacali confederali con l’assessore regionale alla Sanità, Silvio Paolucci, per avere delucidazioni sui tagli ai centri di riabilitazione. Sulla vicenda e sulla cassa integrazione per 100 dipendenti, che ha creato non poca preoccupazione fra gli utenti, interviene Angelo Bucciarelli (Pd) «La riorganizzazione della sanità del nostro territorio si è ridotta in una disorganizzazione e in una forte penalizzazione», afferma Bucciarelli, «lo smantellamento della rete sanitaria di Vasto procede a tappe forzate. Oltre alla mancata attivazione di un importante servizio come l’Emodinamica ed altre carenze strutturali e organizzative, assistiamo al taglio del budget del San Francesco. Perché questa sperequazione a vantaggio di altri territori più fortunati? Chi ha interesse a depotenziare e smantellare un centro qualificato di riabilitazione come l’istituto San Francesco, che dà certezza e continuità ai bisogni del nostro territorio ed anche ai lavoratori che vivono da anni uno stato di perenne precarietà?», chiede Bucciarelli snocciolando subito dopo quelli che a suo giudizio sono i numeri della sperequazione, «a fronte di un budget complessivo, che resta invariato, di oltre 60 milioni di euro, per gli anni 2016-17, l’istituto perderà un milione. Che significa 20% in meno assistenza, meno lavoro, meno ricchezza per il Vastese. Chi se ne avvantaggerà? Di chi la responsabilità della mancata difesa del nostro territorio, visto che la scelta è prettamente politica? Perché il decreto 108 del settembre 2016, cambia quanto stabilito nel decreto 49/2016 di appena 4 mesi prima? Chi o cosa è intervenuto per questo taglio draconiano? Questa volta, a differenza delle altre, la penalizzazione non è stata fatta sulla logica dei numeri, dei tagli lineari e del risparmio di spesa, ma sulla base di esigenze di altri interessi territoriali. Perché ancora noi dobbiamo pagare?». (p.c.)
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