San Marco in bilico La cessione si blocca e salta pure l’affitto

30 Ottobre 2016

Scade domani il contratto con la curatela fallimentare Il gruppo Stola, subentrato nell’attività, blocca la firma

LANCIANO. Doveva essere cosa fatta per l’acquisto, da parte del gruppo Stola di Torino, della San Marco, storica azienda del Frentano per la costruzione di lavorazioni destinate al settore automotive e militare con sedi a Lanciano e Atessa, la cui vendita all’asta è iniziata un anno fa. Ma il destino del marchio è ancora avvolto nell’incertezza. Dopo il fallimento della San Marco - dichiarato dal tribunale di Lanciano nel 2012 - l’azienda era stata ceduta in affitto dalla curatela fallimentare al gruppo Stola di Torino, per due anni rinnovabili di altri due. Lunedì scade però definitivamente il contratto di affitto e, contestualmente, si sarebbe dovuto decidere per la cessione definitiva e l’acquisto da parte di un imprenditore che avesse voluto rilevare l’azienda. L’unico acquirente che si è fatto avanti in tutto questo periodo è stato proprio il gruppo Stola. La vendita, secondo le ultime indiscrezioni, avrebbe dovuto essere perfezionata proprio in un incontro convocato nei giorni scorsi tra sindacati, curatela e gruppo Stola. Ma la seduta, all’ultimo momento, è stata rinviata e, di conseguenza sono tornati gli allarmi e i timori da parte dei circa 200 lavoratori impiegati alla San Marco che vivono nell’incertezza del futuro da cinque anni. L’acquisto avrebbe tuttavia riguardato soltanto lo stabilimento di Atessa e non quello di Lanciano dove resistono solamente alcune lavorazioni. Nel passaggio successivo alla vendita sarebbe dovuto essere discusso il trasferimento dei circa 30 dipendenti di Lanciano ad Atessa.

«Siamo stati avvisati solo mezz’ora prima che non ci saremmo più incontrati», interviene Achille Di Sciullo, della segreteria provinciale Uilm-Uil, «un comportamento inspiegabile che, a questo punto, ci preoccupa moltissimo. Quella a cui ci troviamo di fronte è una situazione assurda in cui gli “attori” principali hanno generato una condizione di estrema confusione. Anche gli ammortizzatori sociali sono stati gestiti in maniera anomala».

Negli anni, la vertenza San Marco si è dimostrata una delle più difficili. A causa dell’incertezza sulla vendita dell’azienda, rimandata di volta in volta, a subire le conseguenze più drammatiche sono stati soprattutto gli operai che da un lato si sono trovati di volta in volta di fronte alla speranza di una salvezza definitiva e dall’altro hanno sempre temuto per lo smantellamento e smembramento delle lavorazioni e dei capannoni, Nell’estate 2015 negli stabilimenti, soprattutto quello di Lanciano, la tensione respirata era altissima. Gli operai in alcuni casi sono arrivati quasi allo scontro fisico. Questo perché, inspiegabilmente, solo una parte di loro ha potuto usufruire di un contratto di solidarietà, una situazione che ha esacerbato le spaccature interne e creato tensione anche tra i sindacati. «Attendiamo chiarezza in brevissimo tempo», avverte Di Sciullo, «e vogliamo certezza sul futuro di 200 lavoratori della San Marco veicoli e Sgs. Se ciò non avverrà siamo disposti a dichiarare da subito lo stato di agitazione».

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