Santa Maria Calvona, torna l’incubo frana
Il comitato cittadino: che fine hanno fatto i 350mila euro promessi dalla Regione per avviare i lavori?
CHIETI. «Siamo esasperati. Anche questa volta con le piogge torrenziali dei giorni scorsi la strada ha ripreso a franare. La paura è tanta. Sia per le auto che per i pedoni. Ma le istituzioni ci voltano le spalle».
Il comitato cittadino di Santa Maria Calvona torna all’attacco e questa volta punta il dito contro il Comune. Che avrebbe ignorato il nuovo allarme frana lanciato dai residenti. La tensione è alta e la pazienza dei tanti abitanti che attendono da anni interventi risolutivi per la messa in sicurezza dell’intera area, sta per esaurirsi
«Sappiamo da notizie di corridoio che i soldi stanziati dalla regione per la frana sono stati utilizzati per altri lavori» accusa con l’amaro in bocca il comitato cittadino «anche se, come si può vedere, ogni volta che piove il terreno si spacca e crea voragini pericolose sia per le macchine che per i passanti. Inoltre» aggiungono i residenti sempre più inviperiti «la strada non asfaltata crea fiumi a valle di pietre che rendono impraticabile la strada. Il comitato di Santa Maria Calvona è ai limiti della pazienza» insistono «questa volta crediamo sia il Comune latitante e stiamo pensando di chiamare Striscia la notizia per raccontare in quali condizioni e sotto quali stress siamo costretti a vivere ogni volta che piove».
Ma se i disagi continuano a minare la serenità e la sicurezza degli abitanti, la presenza delle istituzioni a Santa Maria Calvona è un ricordo ormai lontano. L’area necessita, con urgenza, della seconda tranche di lavori di consolidamento che dovevano essere finanziati con 350 mila euro girati al Comune dalla Regione, ma dei quali non si ha più traccia.
Neanche la visita in pompa magna nel dicembre 2014 dell’allora capo della Protezione civile, Franco Gabrielli, ha portato in dote la soluzione ai problemi, annosi, di Santa Maria Calvona inserita, dalla Regione, tra le priorità assolute in tema di risanamento del sottosuolo dal rischio di dissesto idrogeologico. Che, però, è tornato con prepotenza nei pensieri dei residenti.

