Scippa un camionista e sferra una testata al poliziotto: 66enne finisce in cella

L’uomo finito in manette, Ercole Spinelli, residente a Chieti, è accusato di rapina in concorso e resistenza a pubblico ufficiale con lesioni
CHIETI. Una rapina in coppia fallita ai danni di un camionista, la colluttazione con la vittima e poi la goffa fuga finita, per uno dei due, con l’arresto dopo la violenta aggressione a due poliziotti. È quanto accaduto nei giorni scorsi nel Chietino, con un sessantaseienne finito in carcere.
L’uomo finito in manette, Ercole Spinelli, residente a Chieti e assistito dall’avvocato Antonio Valentini, è accusato di rapina in concorso e resistenza a pubblico ufficiale con lesioni.
Secondo il racconto della vittima, tutto è iniziato quando il camionista si è accorto della sottrazione del proprio portafoglio e della postepay custoditi all’interno del mezzo e riposti all’interno di un borsello poggiato sul sedile lato passero. Il lavoratore si trovava davanti a un citofono per l’apertura di un cancello automatico. A quel punto è nata una colluttazione con due uomini arrivati in scooter per la rapina: di uno di loro si sono perse le tracce. La vittima ha tentato di recuperare il maltolto affrontando i due. Nel corso della concitazione il portafoglio è poi caduto a terra, mentre il conducente della moto ha addirittura tentato di investire l’uomo per garantirsi la fuga, poi cadendo dal mezzo contro un marciapiede.
Pochi istanti dopo sul posto è arrivata una pattuglia della squadra volante di Chieti, diretta dal sostituto commissario Andrea D’Angelo. Gli agenti, allertati dalla vittima, hanno raggiunto Spinelli che ha reagito violentemente nel tentativo di sottrarsi al controllo. Prima una testata a un poliziotto, poi un pugno ad un altro (per entrambi gli agenti la prognosi è stata di cinque giorni).
Il gip del tribunale di Chieti, Enrico Colagreco, su richiesta del pm Giancarlo Ciani, ha convalidato l’arresto e disposto la custodia cautelare in carcere per Spinelli, che davanti al giudice ha respinto ogni accusa, sostenendo anche di avere condizioni di salute incompatibili con il carcere. La difesa aveva chiesto infatti i domiciliari. Richiesta negata da Colagreco, che ha quindi ritenuto elevato il rischio di reiterazione del reato, vista anche la gravità dei fatti e i precedenti dell’indagato.
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