Scippo del Polo museale gaffe del sindaco Di Primio

6 Febbraio 2016

Prima dice: «Può andare all’Aquila», poi insorge ma il Pd lo scopre e lo sbugiarda Contro il trasferimento scende in campo mezza città: sindacati, partiti e comitati

CHIETI. Scippo e controscippo nel giro di appena quattro giorni. La bozza mostrata ai sindacati del contestato decreto Franceschini sulla riorganizzazione di Soprindentenze e Poli museali, è datata 19 gennaio. Il decreto, invece, è del 23 gennaio.

Nella bozza il Polo museale è ancora a Chieti, nel decreto la sede scompare da Chieti e riappare all’Aquila. Così, se ai tempi della prima bozza di decreto erano stati gli aquilani ad insorgere contro Chieti che si era presa la Soprintendenza Belle arti e Paesaggio, adesso sono i teatini a rivoltarsi contro L’Aquila per lo scippo del Polo museale. E mentre i sindacati scendono in assetto di guerra per i disagi che stanno subendo i dipendenti, la politica teatina scende in campo a difesa della città. Ma lo fa in maniera intempestiva, confusa e strumentale.

DI PRIMIO DOUBLE FACE. Il sindaco Umberto Di Primio ieri ha contattato personalmente il Mibact (Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo) per fissare un incontro chiarificatore. Il sindaco annuncia una “battaglia strenua” in difesa della sede teatina, accusa il ministro Dario Franceschini di «grave scorrettezza istituzionale» per aver cambiato la bozza di decreto, «dopo aver assicurato che non ci sarebbero stati cambiamenti» , e dice che a tutti costi vuole capire qual è la logica che si cela dietro le ultime scelte.

Ma poi aggiunge anche: «Scambierei volentieri la sede regionale del Polo museale con i finanziamenti ministeriali per risistemare i siti archeologici teatini, perché siano veramente fruibili a fini turistici». Una riflessione, questa, che lo aiuta a non sembrare un sindaco “double face”, visto che in una intervista al sito internet di Abruzzoweb diceva testualmente: «E’ evidente che possiamo concentrare gli uffici a Chieti dove c'è tutta la Soprintendenza, mentre all'Aquila va benissimo che resti il Polo museale». Una intervista che ora l’opposizione sventola per attaccare il primo cittadino ma che era stata rilasciata quando Chieti sembrava non rischiare di perdere nulla.

IL PD. I capogruppo del Pd e di Chieti per Chieti, Chiara Zappalorto e Luigi Febo, ripartono proprio da quella intervista del sindaco per accusarlo di una «difesa fittizia» della città. «Queste prese di posizione così contrastanti tra loro potrebbero lasciar pensare che probabilmente Di Primio conoscesse già le sorti del polo museale... A tale ultimo atto si aggiunga il fatto che negli ultimi sei anni le giunte Di Primio non hanno mai lavorato per la promozione del nostro patrimonio artistico e archeologico, anzi, si continua ad assistere ad uno spopolamento del cento storico».

Ma il Pd, che accolse in pompa magna in campagna elettorale Dario Franceschini in visita ai siti archeologici della città, deve pure spiegare come mai il proprio ministro abbia giocato a Chieti un tiro mancino. «Cercheremo di approfondire nelle prossime ore cosa sia accaduto», dicono Zappalorto e Febo e intanto preferiscono accusare Di Primio di non essere «rappresentativo» e di rimanere «inascoltato dal suo stesso partito Ncd, che governa a Roma».

5 STELLE CONTRO TUTTI. A questo punto è un po’ facile ai 5 stelle dare un colpo al cerchio e uno alla botte. I due consiglieri comunali Ottavio Argenio e Manuela D’Arcangelo se la prendono infatti sia col centrodestra che col centrosinistra. Il sindaco viene accusato di essersi fatto soffiare da sotto il naso il Polo museale «mentre pensava a "sfilare" in fascia tricolore al Family Day, ad urlare contro gli improbabili "uteri in affitto"».

Solo oggi, «a cose fatte», il sindaco si ricorda di chiedere «spiegazioni al ministro». Ma ce n’è anche per il Pd: «Spieghi perché non ha esercitato alcuna pressione sul ministro, anche per il tramite dell'assessore regionale Petrucci, affinché la sede del Polo museale restasse a Chieti; spieghi perché a distanza di un solo anno dalla sua istituzione questa sede verrà spostata e quali sono stati i criteri posti alla base della scelta».

COMITATO CITTADINO. Per il responsabile del Comitato cittadino per la salvaguardia e il rilancio della città di Chieti, Giampiero Perrotti, «lo scippo, perché di questo si tratta, del Polo museale ai danni di Chieti è l’ennesima dimostrazione che in Italia vince sempre chi strilla più forte. Che dire? Complimenti agli amministratori e ai politici aquilani che ancora una volta», è il commento amaro di Perrotti, «hanno dimostrato di saper fare squadra con la difesa del campanile che va oltre ogni diversità di posizione politica».

GIUSTIZIA SOCIALE. E se Perrotti ha ragione, se è vero che «vince chi strilla più forte», chi è pronto a strillare a squarciagola è Giustizia sociale.

Per il coordinatore delle attività politiche di Giustizia Sociale Stefano Lalli «la nostra classe dirigente probabilmente è stata poco incisiva nel difendere la città di Chieti in tale occasione» e per questo auspica «che il sindaco faccia seguire qualche fatto concreto agli infiniti proclami e che, soprattutto, si adoperi a difendere nelle sedi governative la nostra città. Magari battendo i pugni per far valere le nostre ragioni e alzando, se necessario, la voce per difendere i nostri diritti. E, se la strada è questa, anche urlando più degli altri».

I SINDACATI. «Il sindacato nazionale», dice Giuseppe La Spada, responsabile provinciale Uil Bact, «ha già avviato una serie di proteste sinora però inascoltate. La verità è che oltre 500 dipendenti abruzzesi del settore in poco più di un anno hanno dovuto subire ben due riforme».

La Spada si riferisce alla riforma del 2014 che istituiva i Poli museali e all’ultima di gennaio. In occasione della prima, i dipendenti non sono stati lasciati nel caos: «Non si riusciva più a capire chi doveva fare cosa. Ora non si riesce neanche più sapere chi deve fare cosa e dove».