Scontro sul futuro dell’ospedale «Sì solo a quello di area disagiata»

Atessa. Il Comitato civico respinge l’idea del dirigente Di Giovanni sul Presidio territoriale di assistenza «È una proposta che offende la popolazione di un intero territorio, non accettiamo declassamenti»
ATESSA. «Abbiamo detto no al presidio territoriale di assistenza dell’ex giunta regionale, diciamo no al Pta di Di Giovanni, diremo no al Pta di Marsilio e Verì nel caso ci riproponessero la stessa minestra». Dura presa di posizione del Comitato spontaneo per la difesa del San Camillo contro il medico Fioravavante Di Giovanni che ieri, sul Centro, aveva posto una comparazione riguardante il San Camillo di Atessa, tra posti letto e offerte sanitarie di un presidio ospedaliero territoriale (Pta), ospedale di zona disagiata e ospedale attuale.
Il comitato non ne vuole sapere: «Le dichiarazioni di Di Giovanni che ripropongono il Pta, offendono tutta la popolazione del territorio. La sua proposta è la stessa che fece l’ex giunta regionale e non è mai stata accettata dal Comitato (formato da cittadini, operatori sanitari e forze politiche di vario orientamento, ndc) che ha raccolto 7mila firme per aver un ospedale e non un Pta». Il comitato, che recentemente si è ricostituito, è così formato: Vincenzo D’Amario (portavoce), Luigi Desiderio Rossi (viceportavoce), Gabriele Carbonelli, Vincenzo Cimone, Lorenzo (Banchino) Di Vincenzo, Vincenzo Genovesi, Andrea Marcolongo, Luigi Marcolongo, Vincenzo Menna, Silvio Pellegrini, Franco Sciorilli.
Di Giovanni che è direttore del distretto Sangro Aventino (Casoli, Atessa, Villa, Lama e Torricella) ha posto in evidenza come, oltre a un’analisi dei diversi servizi offerte tra le tre proposte, la differenza tra il numero di posti letto: 47 nell’ospedale com’è adesso; 20 ospedale di zona disagiata, 80 Pta che, Di Giovanni definisce “Casa della salute di III livello». Ma contro quest’analisi tuona il comitato: «La delibera del consiglio comunale del 6 novembre 2017, votata all’unanimità da tutte le forze politiche, alla presenza del prefetto e di trenta sindaci del territorio, ha chiesto il riconoscimento per il San Camillo di ospedale di area disagiata. A Di Giovanni chiediamo perché si interessa tanto dell’ospedale di Atessa, quali sono gli interessi reali che lo spingono a farlo? Come comitato lo invitiamo a occuparsi della struttura di Casoli, dove non è riuscito a fare quello che propone oggi per Atessa, e dove non è tutto rosa e fiori come vuol far credere. Atessa ha sempre avuto un ospedale, tuttora è un ospedale, non accettiamo ulteriori declassamenti o riconversioni».
Il comitato alza il tiro della polemica: «Alla Asl chiediamo se Di Giovanni sia stato autorizzato a rilasciare dichiarazioni e, in caso contrario, se sono previsti provvedimenti disciplinari a suo carico». Ieri l’altro Di Giovanni ha detto «È un apporto personale, non è la posizione della Asl né della politica né di alcun altro. Posso permettermi di parlare sull’argomento in quanto ho portato avanti la proposta di riconversione in Pta in tutti i tavoli istituzionali e politici cui ho partecipato».
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