Scoperte 270 auto-fantasma per non pagare multe e tasse

I veicoli intestati a prestanome seriali: uno di loro risultava proprietario di ben 99 macchine L’imbroglio svelato dai carabinieri di Bucchianico: scatta l’accusa di truffa e falso in atti pubblici
CHIETI. Un giro di «auto fantasma», intestate a prestanomi seriali, per schivare furbescamente tasse e multe (nella migliore delle ipotesi) o per poter impunemente commettere reati (nella peggiore). L’imbroglio è stato scoperto dai carabinieri della stazione di Bucchianico. Ora in cinque si ritrovano sotto accusa: il giudice Luca De Ninis, su richiesta del sostituto procuratore Giuseppe Falasca, ha mandato sotto processo Tiziano Di Fulvio, 55 anni, e i marocchini Kamal Laanani (35), Redouane Tarhi (42), Amine Taghi (32) e il fratello Mohammed (42), tutti residenti fra Bucchianico e Vacri. Sono accusati di «truffa continuata», «falsità ideologica commessa dal privato in atti pubblici» e «falsità materiale e ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici per induzione in errore da parte del privato». I veicoli-fantasma scovati dai militari del luogotenente Pietro Mangiapia sono ben 270: il Pubblico registro automobilistico di Chieti li ha radiati, in base all’articolo 94 bis del codice della strada, per intestazione fittizia a prestanome. E tutte le targhe sono state inserite nelle banche dati delle forze dell’ordine in modo tale che, in occasione di futuri controlli stradali, i mezzi in questione possano essere immediatamente sequestrati ai fini della confisca.
Il fenomeno è preoccupante perché queste «auto fantasma» producono insicurezza (velocità, semafori rossi, precedenze agli incroci), determinata dal fatto che gli effettivi utilizzatori possono contare sull’anonimato; inoltre aumentano gli incidenti con auto senza assicurazione, il che mette in difficoltà le vittime. E infine vengono danneggiati gli enti locali che, da un lato, non incassano le multe e, dall’altro, spendono soldi proprio nel tentativo di incassare le sanzioni.
L’inchiesta è nata da un episodio, per così dire, banale: un’aggressione compiuta da Laanani nei confronti di un connazionale. I militari hanno deciso di andare a fondo alla vicenda e, indagando sul 35enne, hanno scoperto che era intestatario di qualcosa come 99 veicoli. Un’evidente anomalia che ha spinto i carabinieri a fare ulteriori approfondimenti. Laanani risultava titolare di una partita Iva e aveva dichiarato di esercitare professionalmente l’attività di compravendita di auto. In realtà, sostiene l’accusa, era solo un trucco per ingannare i funzionari del Pubblico registro automobilistico di Chieti e intestarsi le auto in questione con le agevolazioni previste per gli imprenditori del settore, ovvero senza versare l’imposta provinciale di trascrizione e pagando in misura ridotta il bollo. Solo nel caso di Laanani, tanto per rendere l’idea, l’importo evaso è di 38.772,45 euro. La conferma dell’inesistenza dell’attività di compravendita di veicoli, si legge nel capo di imputazione, è dimostrata dal fatto che questa «era priva di qualsivoglia bene strumentale e la sede operativa coincideva con l’appartamento di residenza». Poi, allargando le indagini, sono spuntati quattro casi analoghi. Identiche contestazioni, dunque, sono state mosse nei confronti di Tarhi, intestatario di 29 veicoli per un importo evaso di 11.297,34 euro, i fratelli Taghi (rispettivamente 27 auto per un totale di 10.717,42 euro e 30 per 12.664,21 euro) e Di Fulvio (23 automobili per 8.229,77 euro).
Gli imputati sono difesi dagli avvocati Roberto D’Ettorre, Stefano De Palma, Pamela Palmerini e Annamaria Ranieri. La prima udienza, davanti al tribunale di Chieti, è in programma il prossimo 27 ottobre.
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