Sequestro da 24 milioni annullato Via i sigilli da case, ville e castello

Il tribunale del Riesame accoglie il ricorso presentato dalla nota famiglia Marcantonio di Mozzagrogna Per il pm e il gip è emerso un sistema fraudolento, ma passa la tesi difensiva delle 7 persone indagate
CHIETI. Il tribunale del Riesame ha annullato il maxi sequestro da 24 milioni di euro nei confronti della nota famiglia Marcantonio: dovranno essere tolti i sigilli da dieci impianti fotovoltaici e da 58 immobili, tra cui un castello di duemila metri quadrati a Cepagatti, il palazzo signorile progettato dal famoso architetto Gino Coppedè a Mozzagrogna, otto ville a Pescara e altre abitazioni di pregio.
Il provvedimento del giudice per le indagini preliminari di Pescara era stato eseguito – a fine settembre – dalla guardia di finanza della compagnia di Lanciano dopo un’inchiesta che, in base alle accuse, aveva svelato una truffa aggravata ai danni dello Stato da oltre 24 milioni di euro nel settore delle energie rinnovabili. Ma, nei giorni successivi, sette componenti della famiglia Marcantonio, originaria di Mozzagrogna – Camillo, 46 anni, Ireneo (42) e Simone (43), residenti nel paese alla periferia est di Lanciano; Antonietta (76), residente a Cepagatti; Lucia (66) e Giovanni (39), residenti a Pescara; e Maria Rosaria (82), residente a Chieti – e quattro società a loro riconducibili hanno deciso di impugnare il decreto di sequestro preventivo. E nelle scorse ore il tribunale di Pescara, in funzione di Riesame, ha accolto la tesi difensiva, cancellando il provvedimento.
Per l’accusa, è emerso un «sofisticato sistema fraudolento» finalizzato «all’indebita percezione» di fondi attraverso la cosiddetta prassi dell’«artato frazionamento dei campi fotovoltaici». Secondo il giudice per le indagini preliminari, «tale procedura illecita consiste nella suddivisione di un parco fotovoltaico unitario in più impianti di potenza elettrica inferiore a un megawatt, in modo da aggirare la specifica normativa in materia di autorizzazioni per la relativa realizzazione e conseguire tariffe incentivanti in misura superiore rispetto al dovuto», erogate dal Gestore dei servizi energetici (Gse), società interamente partecipata dal ministero dell’Economia e delle finanze.
Ma gli indagati hanno chiesto e ottenuto l’annullamento del sequestro nella convinzione di aver agito rispettando la normativa di settore, tecnicamente complessa.
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