Sesso a scuola con uno studente: il preside Rosato finisce in carcere

La Cassazione conferma la pena di tre anni e mezzo per gli abusi su un alunno ancora minorenne Il racconto della vittima: «I rapporti nell’ufficio di presidenza e nella sua casa al mare di San Vito»
CHIETI. Sono da poco passate le due e mezza del pomeriggio quando l’ex preside Marcello Rosato, condannato in via definitiva a tre anni e sei mesi per abusi sessuali su uno studente minorenne, varca l’ingresso del supercarcere di Lanciano. Un paio d’ore prima, i poliziotti del commissariato lo avevano arrestato dopo il provvedimento firmato dal procuratore della Repubblica di Chieti Lucia Anna Campo all’indomani della decisione della Cassazione con cui è stato dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa del docente frentano, 50 anni. Hanno retto fino all’ultimo grado di giudizio, dunque, le prove raccolte dagli investigatori della squadra mobile di Chieti, coordinati dal pubblico ministero Marika Ponziani. Prove ritenute schiaccianti dal tribunale di Chieti, la cui sentenza è stata confermata prima dalla Corte d’appello dell’Aquila e adesso anche dai giudici romani. Dopo essere stato agli arresti domiciliari dal 19 giugno 2020 al 4 febbraio 2021, Rosato dovrà ora scontare la parte restante della pena, ovvero due anni, dieci mesi e quattordici giorni di reclusione.
LE ACCUSE CHOC
Il professore lancianese, all’epoca dei fatti dirigente di una scuola superiore di Ortona, è finito nei guai per aver fatto «ripetutamente» sesso con uno studente di 17 anni «abusando dei poteri connessi alla sua funzione». La vittima ha confermato tutto in aula riferendo di una decina di incontri a sfondo sessuale. «Un primo contatto», ha ricostruito, «c’è stato nel 2016 sulla chat Grindr. Io non sapevo chi fosse e non gli ho mai risposto. Solo quando è ricominciata la scuola, a settembre, ho scoperto che lui era il preside. A novembre dello stesso anno mi ha scritto su Facebook. All’inizio rispettava il limite tra studente e dirigente, poi ha iniziato a contattarmi giornalmente dicendo che voleva conoscermi». Secondo la vittima, ora 22enne, dai baci si è passati a rapporti sessuali consumati nell’ufficio di presidenza e nel bagno attiguo. «Mi chiamava e chiudeva la porta a chiave». Un rapporto sessuale, dopo la visione di un film erotico, sarebbe avvenuto anche a casa del preside, a San Vito, un appartamento fronte mare descritto nel dettaglio dal ragazzo.
GLI ALTRI TESTIMONI
«Sono tutto un fuoco, mi manchi», scriveva Rosato alla vittima, stando alla testimonianza di una delle docenti. «Eravamo all’estero per l’Erasmus», ha sottolineato l’insegnante, «e il preside tempestava di messaggi il ragazzo, dalla mattina fino a mezzanotte. Facevamo fatica persino a concentrarci: il suo telefono squillava di continuo».
«RACCONTO ATTENDIBILE»
Durante la sua requisitoria, il pm Ponziani ha ricordato che l’inchiesta è scattata dopo la segnalazione della psicologa della scuola. Il racconto della vittima, sempre secondo l’accusa, è «dotato di logica e coerenza» e ha trovato «significativi riscontri»: può essere quindi ritenuto «attendibile», anche perché il giovane, che non ha mai formalizzato una denuncia (si tratta di un reato procedibile d’ufficio), «non è animato da sentimenti di vendetta». Non solo: il pm ha rimarcato come riscontri sull’attendibilità delle dichiarazioni della vittima siano arrivati anche durante i sopralluoghi eseguiti dai poliziotti a scuola e a casa del preside.
L’ALTRA CONDANNA
La condanna è in continuazione con il patteggiamento a un anno e sei mesi – diventato definitivo a gennaio 2021 – nel procedimento che ha visto Rosato accusato, davanti al tribunale dell’Aquila, di prostituzione minorile con un ragazzino di 16 anni.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

