Sette società del mattone dietro l’affare saltato

Definitivamente arenato il progetto per la realizzazione di 150 appartamenti Avrebbe ridato vita a una zona lasciata all’abbandono ma non è mai partito
CHIETI. Ci sono 7 società edilizie dietro l’affare saltato dei palazzi al Villaggio del fanciullo. È finito in un pantano il progetto per costruire 150 appartamenti nel quartiere abbandonato con gli edifici devastati dai vandali e lasciati nel degrado: 4 anni fa, la società Villaggio del fanciullo srl ha fatto la sua proposta al Comune. Ma il cantiere non è mai cominciato e quella proposta, adesso, è scaduta.
La società, con 10mila euro di capitale sociale, era stata fondata il 20 luglio del 2007 e ha sede legale in via Padre Ugo Frasca a Chieti. In base alla visura della Camera di commercio, la Villaggio del fanciullo avrebbe dovuto occuparsi di «consulenza imprenditoriale» ma è «inattiva». L’amministratore unico è Luciano Bisello di Padova, nominato il 29 gennaio del 2015, stesso anno in cui la società ha tentato l'affare. Un’operazione che il Comune avrebbe appoggiato: l’investimento dei privati avrebbe ridato vita a una zona sprofondata nell’abbandono.
Della compagine fanno parte 7 imprese del mattone: la Bolina Cap srl con sede a Notaresco, la Giustino Di Muzio srl di Alanno, la Eurocer srl di Pescara, la Promo Real Estate srl di Padova, la Urban Net srl sempre di Padova che possiede la maggioranza delle quote pari al 25% e, poi, ci sono la Cogem srl di Montesilvano e la Ca e Fer srl di San Giovanni Teatino. La Cogem e la Ca e Fer, travolte da milioni di debiti e finite in crisi, sono unite da un destino comune: nel 2015 sono state ammesse al concordato aziendale dal tribunale di Pescara e, negli atti giudiziari, si fa riferimento anche «al mancato decollo del progetto del Villaggio del fanciullo». Quegli immobili, costruiti nel Dopoguerra per regalare opportunità ai giovani e spazi alle famiglie popolari, sono sempre nel degrado: è incredibile il panorama che si vede a San Salvatore con una piscina piena di acqua putrida, le aiuole invase dall’erba alta, gli edifici cadenti con gli arredi distrutti, i vetri spaccati e i documenti buttati sul pavimento. In un altro passaggio delle carte sui due concordati si fanno anche numeri di quell’operazione edilizia ormai arenata: solo per la Ca e Fer, il Villaggio del fanciullo avrebbe potuto portare oltre 2,4 milioni di euro «di cui 861.738,22 per recupero finanziamento soci».
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