Sevel, capo di Stellantis rassicura: «Puntiamo sull’azienda di Atessa»

L’amministratore delegato del gruppo visita i reparti dello stabilimento e si confronta con i lavoratori Tavares: «Il nuovo sito in Polonia non è un concorrente». Ma i sindacati chiedono maggiore chiarezza
ATESSA. Dopo Sergio Marchionne, arrivato nel 2013 ad annunciare un investimento in Sevel di 700 milioni di euro, ieri la fabbrica del Ducato ha ospitato un altro big dell’empireo del mondo dei motori, il ceo di Stellantis Carlos Tavares, a capo del sesto gruppo automobilistico nel mondo. Epoche diverse e diversi scenari. Nel 2013 Sevel si apprestava ad avviare il restyling del Ducato con sessanta nuovi robot nel reparto lastratura, quello più avanzato d’Europa, 25 nuovi sistemi di ultima generazione in verniciatura e nuovi impianti per il montaggio per assemblare la scocca. Negli anni successivi è stato un continuo di record di produzione, con il picco di oltre 300mila veicoli all’anno. Ma ieri Tavares era atteso invece con apprensione e palpabile tensione. Sevel, lo stabilimento più produttivo del marchio Stellantis, sembra trovarsi a un bivio: problemi di fornitura che si stanno cronicizzando, mancata stabilizzazione di 705 dipendenti precari, lo spauracchio di uno stabilimento gemello in Polonia e uno sciopero alle porte da parte dei sindacati firmatari di contratto, il primo dell’era Stellantis, ma anche il primo che, dopo anni, è unitario, Fiom compresa.
TAVARES Il numero uno di Stellantis, in completo blu e cravatta, è arrivato con un gruppo di collaboratori prima delle 8 nello stabilimento abruzzese, il più grande d’Europa per la realizzazione di furgoni commerciali leggeri. Ha visitato i reparti di lastratura, verniciatura nuova (V2) e montaggio. A mezzogiorno ha voluto incontrare i rappresentanti sindacali aziendali, uno per ogni sigla sindacale. «Sembrava uno di noi», racconta una rsa, «ci ha trattati alla pari. Sembrava un padre di famiglia che vuole spiegare le cose ai figli. Ci ha detto di non fidarci delle fake news, lui preferisce il dialogo faccia a faccia: se abbiamo qualcosa da chiedergli possiamo farlo, tornerà in Sevel altre volte». Tavares ha anche abbozzato qualche parola in italiano, ma per il resto si è servito di un traduttore simultaneo. Sul costo del lavoro ha poi ripetuto il suo mantra: in Italia è più alto che in Portogallo, ma allo stesso tempo è più basso di Francia e Germania.
LE PROSPETTIVE L’amministratore delegato ha confermato che la Sevel resta un pilastro centrale per il gruppo Stellantis, riferiscono i sindacati, rimarcando che l’obiettivo dello stabilimento polacco sarà quello di rispondere al mercato al fine di aggredire i competitor Ford e Volkswagen. Il sito in Polonia andrebbe visto come un supporto e non un competitor di Sevel.
I PRECARI Nessuna apertura sulla stabilizzazione dei 705 interinali. Tavares ha confermato la sua politica: dare priorità ai trasfertisti, un’ipotesi però inaccettabile per i sindacati Fim, Fiom, Uilm, Ugl e Fismic che procederanno alla pianificazione dello sciopero indetto nei giorni scorsi.
I SEMICONDUTTORI L’unica fabbrica produttrice di questo tipo di fornitura è in Malesia, è attualmente chiusa e sconta una cattiva gestione durante il periodo della pandemia. I disagi quindi si protrarranno per tutto il biennio 2021/2022.
I SINDACATI Ma la visita di Tavares in Sevel è stata salutata come positiva da tutte le sigle sindacali. «Ha potuto constatare l’importanza dello stabilimento e dei reparti», dice Domenico Bologna, Fim, «e il grande contributo dei lavoratori che ha permesso di conquistare la leadership di Stellantis nel settore dei furgoni commerciali leggeri». «Tavares ha ribadito che Sevel, così come era il pilastro di Fca prima della fusione, deve rimanere tale anche per il futuro del nuovo gruppo Stellantis», riferisce Gianluca Gagliardi, di Fismic, «con l’obiettivo di continuare a lavorare insieme per il bene del Plant e di tutte le sue maestranze, in modo di ridurre i costi, aumentando la qualità del nostro prodotto e raggiungendo gli obiettivi previsti per il 2022». «Siamo preoccupati», intervengono invece il segretario nazionale Uilm Gianluca Ficco e il segretario Uilm Chieti Pescara Nicola Manzi, «per le potenziali ricadute su Sevel del nuovo stabilimento polacco che produce anch’esso il Ducato». «Rimangono le incertezze sul futuro dello stabilimento, dell’indotto e il rischio occupazionale dei precari», rimarcano Simone Marinelli e Alfredo Fegatelli, coordinatore nazionale automotive e segretario provinciale della Fiom.
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