Sevel, nuova settimana di fermo: mancano le centraline dei furgoni

Atessa. Stop produttivo da lunedì 23 a venerdì 27 gennaio alla Fca Italy: l’attività riprende lunedì 30 Lavora soltanto il reparto di Ckd della lastratura: tutti gli altri operai vanno in cassa integrazione
ATESSA. Fermo produttivo di una settimana per Sevel per mancanza di componenti. Una doccia fredda per tutti, nonostante nei giorni scorsi si vociferasse di uno stop alle linee produttive, nessuno si aspettava una pausa così lunga, la prima del nuovo anno e la prima da quando Sevel si chiama Fca Italy, ma sicuramente non l'ultima. Da lunedì 23 gennaio a venerdì 27 compreso, lo stabilimento dei furgoni commerciali leggeri Ducato torna ancora una volta ad essere un gigante dai piedi di argilla. Le attività lavorative riprenderanno lunedì 30 gennaio alle 5,45, mentre il reparto Ckd della lastratura che produce componenti per il Messico lavorerà regolarmente.
LA COMPONENTISTICAFca Italy si ferma questa volta per mancanza di centraline vano motore. Lo shortage delle forniture sta colpendo inesorabilmente il settore automotive da circa due anni. In principio, dal 2020, si trattava solo di microchip, una crisi causata dal superamento della domanda dei chip in silicio rispetto all'offerta lievitata esponenzialmente a seguito delle nuove tecnologie per la cosiddetta elettricità di consumo. Col passare dei mesi e l'avvicendarsi di fenomeni globali come pandemia, la crisi economica e la guerra in Ucraina, le difficoltà si sono moltiplicate. Comincia a mancare di tutto. Fca Italy ha dovuto programmare stop produttivi per tutto il 2021 e 2022 anche per mancanza di scatole guida, radio, tergicristalli.
LA CASSA INTEGRAZIONELa copertura della settimana di fermo sarà fatta con la cassa integrazione. «Una soluzione palliativa», interviene Gianluca Gagliardi, Fismic, «non il rimedio. I lavoratori non possono continuare, in un periodo di altissima inflazione e caro vita, a veder decurtati gli stipendi in assenza di maggiorazioni dovute dalla cassa integrazione. Va trovata al più presto una soluzione: la carenza di fornitura va ad influire sul piano produttivo che l'azienda non riesce a rispettare, e soprattutto sulle maestranze».
LE PREOCCUPAZIONI«Siamo preoccupati per il perdurare di questa crisi», considera Nicola Manzi, Uilm Chieti-Pescara, «una situazione drammatica che sta affliggendo tutto il settore industriale. La globalizzazione dei mercati e l'accentramento delle industrie di fornitura in un solo luogo, assieme alla carenza delle materie prime sta decretando continui stop and go anche a fabbriche che, come Fca Italy, hanno lavoro e ordinativi. Da tempo faccio appelli per un ritorno dell'indotto a km 0, è il momento di attivarsi». «La notizia del fermo non era inaspettata», spiega Amedeo Nanni, della segreteria Fim Cisl Abruzzo e Molise, «stiamo rinnovando il ccssl a Torino e anche in fase di trattativa i responsabili del gruppo Stellantis, ma anche di Cnh Industrial e del gruppo Ferrari, ci hanno illustrato la situazione economica non rosea: persiste il problema delle materie prime, dei cambi dei motori per tutto il mondo automotive. Siamo preoccupati anche per il prosieguo delle attività lavorative di quest'anno e per l'indotto. Se l'Europa non troverà soluzioni per individuare alcuni plant per produrre la componentistica necessaria, avremo seri problemi». «Sappiamo che anche lo stabilimento di Gliwice è fermo», dice Alfredo Fegatelli, della Fiom Abruzzo, «conosciamo i problemi della fornitura, ma non ci aspettavamo che gli stop produttivi arrivassero così presto». «Il 14 febbraio ci sarà un tavolo governativo Stellantis con tutti i sindacati che da tempo sollecitiamo come Fim», conclude il segretario regionale Domenico Bologna, «affronteremo tutte le questioni relative al futuro degli stabilimenti in Italia».
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