Sevel, nuovi contagi e dal tetto entra anche la pioggia

ATESSA. Problemi ambientali e di sicurezza nelle officine Sevel dove sono costanti le infiltrazioni di pioggia. Lo dichiarano le rsa (rappresentanti per la sicurezza sul lavoro) Uilm che chiedono all’...
ATESSA. Problemi ambientali e di sicurezza nelle officine Sevel dove sono costanti le infiltrazioni di pioggia. Lo dichiarano le rsa (rappresentanti per la sicurezza sul lavoro) Uilm che chiedono all’azienda di «trovare soluzioni strutturali e definitive al problema: ne vale della sicurezza dei lavoratori e l’immagine di azienda leader nella galassia Fca».
«Gli addetti al reparto nuovo di verniciatura», scrivono i rappresentanti Uilm, «con la pioggia sono costretti, in entrata e uscita, a percorrere allo scoperto un tragitto piuttosto lungo e disastrato che sembra una laguna. Nelle officine di montaggio e lastratura le infiltrazioni d’acqua dal soffitto sono sempre più frequenti e causano non pochi disagi ai lavoratori che rischiano di cadere a causa del pavimento bagnato». Per contrastare il problema la Uilm denuncia che vengono utilizzate soluzioni provvisorie, come l’uso di cassette e teloni usati per raccogliere e contenere l'acqua piovana da parte di supervisor di area o team leader costretti ad abbandonare la propria postazione».
Intanto, sul fronte Covid-19 si registrano nuovi contagi. Il numero dei dipendenti risultati positivi al virus è arrivato ad oltre 60. Gli ultimi registrati da venerdì riguardano le Ute 10 montaggio; Ute 2 verniciatura; logistica; Ute 12 verniciatura e Ute 20 lastratura, già assente da tempo dallo stabilimento per genitore risultato positivo. L’Usb, sulla scorta dell’innalzamento dei casi, chiede di «fermare la produzione per fermare il contagio».
«Usb», scrive il coordinamento regionale, «ha chiesto per mesi, inascoltata, la sanificazione di tutti i capannoni così da garantire ambienti più sicuri. Ha chiesto, senza ricevere risposta, che venissero effettuati i tamponi a tutti i lavoratori, in modo da individuare e fermare tempestivamente gli asintomatici. Abbiamo più volte chiesto di verificare la catena dei contatti dei contagi, la qualità e il numero delle mascherine fornite, l’igienizzazione e la sanificazione ad inizio turno, l’affollamento dei mezzi di trasporto pieni e la tempestività delle informazioni e delle disposizioni a seguito di un caso accertato. Sono tutti aspetti», conclude, «su cui riteniamo insufficienti le misure adottate, che hanno trasformato gli stabilimenti Fca in vere e proprie bombe ad orologeria». (d.d.l.)

